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Raee R4: solo uno su cinque viene recuperato

Condividi Segnala a un amico 23 April 2012

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Che fine fanno cellulari, frullatori, rasoi, telecomandi, giochi elettronici, e in genere tutti quei piccoli oggetti di uso quotidiano, quando non sono più funzionanti e diventano rifiuti? I dati ci dicono che quattro su cinque finiscono nel sacco nero della spazzatura.
Tecnicamente sono RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), identificati con la sigla R4. La loro produzione è in costante crescita, ma è difficile intercettarli. Secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, ente che gestisce l’opera dei consorzi impegnati nella raccolta dei rifiuti elettronici, attraverso le stazioni ecologiche comunali lo scorso anno ne sono state raccolte e avviate a corretto recupero oltre 40.000 tonnellate. Questo ha permesso di risparmiare circa 60.000 tonnellate di anidride carbonica e 25.200 tep (tonnellate equivalenti di petrolio) per la produzione di nuove materie prime. Un dato ancora troppo basso, se si pensa che la produzione annua di R4 è stimata nell’ordine delle 200.000 tonnellate.
Come fare? Occorrerebbe posizionare contenitori lungo le strade e in luoghi strategici, ma anche iniziare a prevedere una raccolta più evoluta, prossima e di facile utilizzo per il cittadino.
È proprio questo l’obiettivo del progetto europeo IDENTIS WEEE (Identification DEterminatioN Traceability Integrated System for WEEE), coordinato dal Gruppo Hera, multiutility bolognese, insieme ai sistemi collettivi di tre nazioni: consorzio Ecolight per l’Italia, Fundación Ecolum per la Spagna e Associatia Environ per la Romania. “L’obiettivo dichiarato di questo progetto - precisa Roberto Barilli, direttore generale di Hera - è raddoppiare le quantità di raccolta dei RAEE con grande attenzione ai rifiuti del raggruppamento R4, costituiti da materiali recuperabili quasi al 95%».