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Analisi » Acquariologia: il futuro è nei garden center

Acquariologia: il futuro è nei garden center

Condividi Segnala a un amico 09 January 2009
É fuori dubbio che il momento che si sta attraversando in questi mesi, parlando in termini di guadagni e di sicurezza su di essi, si può definire quanto meno particolare.
Tuttavia, il settore acquariologia nel dettaglio non ha evidenziato contraccolpi significativi, in ragione di diversi fattori che diversificano il cliente “acquariofilo” dagli altri clienti dell’universo petfood e petcare.

I CONSUMATORI


Nell’affrontare un’analisi del settore acquariologia, è necessario tenere sempre in considerazione le diverse tipologie di consumatore che, come evidenziato dal rapporto Assalco 2008, sono indicativamente quattro: fedeli alla marca, indecisi sulle referenze, esigenti o superficiali.
I consumatori fedeli alla marca prestano molta attenzione alla composizione del prodotto, non vedono nel prezzo una priorità e raramente lasciano un marchio.
Gli indecisi sulle referenze hanno un’idea sul prodotto da acquistare, ma spesso ne prendono in considerazione altre quando gli si presentano; sono consumatori che agiscono anche in base al prezzo.
Gli esigenti dedicano più tempo alla scelta e all’analisi di tutti i parametri principali, quali rapporto qualità/prezzo, formato, ingredienti, luogo di produzione, ecc.
Infine i superficiali, che hanno un comportamento sostanzialmente disinteressato verso il prodotto, ma non verso il prezzo; solitamente sono individui che hanno da poco un rapporto con il mondo pet, ma si differenziano molto dai neofiti appassionati.

SUPPORTARE UNA PASSIONE


Un dato sempre attuale è costituito dal fatto che, generalmente, chi si avvicina all’universo “acquario” parte con molto entusiasmo, ma spesso frena e smette di interessarsi al sopraggiungere delle prime problematiche. Fondamentale nel punto vendita vincente sarà, quindi, essere in grado di supportare il cliente neofita in tutte le fasi dello sviluppo della sua passione.
Questo processo è importante anche quando si è in presenza di appassionati esperti: avere buoni risultati in un “ambiente acquario” incoraggia a passare a soluzioni più grandi e complesse, che potrebbero implicare problematiche mai avute in precedenza. Questo aspetto va considerato sia per ciò che riguarda il settore alimentazione sia per quello del petcare, tenendo presente anche le altre “nicchie”, come il materiale editoriale di buon livello composto da testi, manuali pratici e riviste di settore.

I NUMERI DEL PET ITALIANO


Per quanto riguarda il settore acquariologia, i dati a disposizione sono spesso raggruppati insieme ad altre categorie di animali (piccoli mammiferi, uccelli, ecc.).
Secondo le stime di Euromonitor International, dal 2002 il mercato italiano dei prodotti per animali da compagnia è cresciuto del 30% circa, superando i 2 miliardi di euro nel 2005.
Cifre importanti, dunque, soprattutto se si considera che in questa stima rientrano alimenti e prodotti non food, mentre sono esclusi gli animali vivi e i servizi.
Il dato che interessa alla nostra analisi è che il segmento degli alimenti per altri animali da compagnia (da cui sono esclusi cani e gatti), pur coprendo solo il 12,1% del mercato in valore, ha raggiunto la cifra di 260 milioni di euro, mostrando una velocità di crescita superiore a quella degli altri settori: il 6,1% ogni anno, che si traduce in un 34,2% in valore fra il 2001 e il 2006.
E se cresce il valore del mercato italiano dei prodotti per animali da compagnia, cresce anche il numero degli animali, che ha fatto registrare negli ultimi anni un lieve ma costante aumento, collocando l’Italia tra i primi posti in Europa. Il calcolo dei pesci presenti nel nostro paese è, per ovvie ragioni, approssimativo: l’Italia si trova comunque al secondo posto, dopo la Francia (anche se per alcune nazioni, come la Germania, il numero dei pesci si ottiene tramite il conteggio delle vasche).
Per quanto concerne il mercato degli alimenti nella GDO,quello dei pesci si attesta intorno ai 3,3 milioni di euro, su un totale di 18 milioni di euro. A questo proposito è utile segnalare che nella GDO si registra una crescita del 3,6% dei prodotti per animali da compagnia, un punto sopra al tasso di aumento dei prodotti per l’alimentazione umana.

IL SETTORE PET NEI GARDEN CENTER


A fronte dell’interesse sempre crescente nei confronti di questo mercato, negli ultimi anni i garden center hanno cominciato a dedicare spazi sempre più ampi a prodotti, alimenti e accessori per gli animali da compagnia. A questo proposito, è utile sottolineare la capacità del garden center di associare la vendita dell’animale vivo, in particolare pesci e uccelli, al prodotto che lo nutre e agli accessori per il suo benessere. Nel caso dell’acquariofilia, il panel di prodotti vendibili si amplia sensibilmente, arrivando a toccare anche altri settori: prodotti per il trattamento dell’acqua, materiali filtranti, fertilizzanti per piante acquatiche, antialghe, ecc.
Nonostante il pet shop sia considerato, per ovvi motivi, il canale pet care che valorizza meglio i prodotti, il canale dei garden center ottiene il 21%, con buone potenzialità per il futuro. Profondità di assortimento e grandi spazi dedicati sono le qualità principali che si riconoscono sia al negozio specializzato sia al garden center.
Nel caso del garden center, gli ampi spazi espositivi consentono la presenza gamme numerose e profonde, specie quando si tratta di accessori voluminosi come gli acquari,che non troverebbero altrettanto spazio nel negozio pet.
Inoltre, la percezione del punto vendita come negozio specializzato non genera, nel consumatore, aspettative particolari di prezzo o convenienza, consentendo margini superiori e la non competizione con la grande distribuzione.

PUNTI DI FORZA DEL GARDEN


L’esperienza di successo dei garden center inglesi, olandesi e tedeschi conferma che il pet e un reparto di forte attrazione per un garden center moderno.
La presenza di animali vivi e vasche contribuisce, infatti, a rendere “esperienziale” la visita al garden, amplia lo spettro merceologico offrendo prodotti appartenenti a un settore non stagionale e svolge un ruolo di forte richiamo verso i bambini fino a 12 anni.
La forza dei garden center risiede nella possibilità di mettere a disposizione ampie metrature, anche
400/500 mq, e puntare sulla vendita personale e non banalizzata. I margini più rilevanti derivano, quindi, dai prodotti specialistici e premium, cioè quelli non distribuiti dal canale della GD, che il consumatore cerca proprio nei punti vendita specializzati come i garden center. Oltre alla “forza” espositiva, come abbiamo più volte rimarcato, è indispensabile la competenza del personale e la sua capacità di “misurarsi” con le diverse tipologie di cliente, assai svariate sia in termini di possibilità economica sia di competenze reali.

TECNOLOGIE E INNOVAZIONE


Una riflessione importante merita anche l’universo della tecnologia applicata al settore pet, in particolare all’acquariologia.
Le cosiddette lampade a spettro pieno, per esempio, creano un campo luminoso simile a quello del sole, favorendo la crescita delle piante e minimizzando la formazione di alghe. I computer di nuova generazione, inoltre, dispongono di tutte le funzioni necessarie per una gestione ottimale degli acquari: permettono di diminuire o aumentare l’illuminazione, regolare il tasso di umidità, la temperatura e i valori dell’acqua, nonché gestire il flusso e le pompe di dosaggio.

L’EFFETTODEL “VIVO”


Ormai è noto che i garden center dotati di reparto di vivo, a partire dall’acquariologia fino a tutti gli altri settori, hanno un notevole ritorno sotto tanti aspetti. Tuttavia è necessario puntualizzare quanto sia importante che il reparto “vivo” sia gestito modo “convincente” agli occhi della clientela. Se è vero che un’area pet ben organizzata aumenta gli introiti e funziona da traino per altri settori, è altrettanto vero che un reparto non adeguatamente gestito sviluppa risultati opposti.
Di fondamentale importanza, quindi, lo studio approfondito prima della scelta di inserire questa opzione, analizzando a fondo non solo i margini di impatto positivo sul garden, ma anche le risorse e, soprattutto, le competenze che sarà necessario mettere in campo per avere successo.
Il reparto del vivo è indubbiamente impegnativo e l’errore più grande sarebbe quello di affrontarlo con superficialità, pensando di inserirlo magari come “prova” per poi eventualmente applicare delle migliorie.