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Analisi » Il pet care appassiona gli italiani

Il pet care appassiona gli italiani

Condividi Segnala a un amico 15 November 2007
Che gli italiani amino circondarsi di animali domestici, non è certo una notizia sorprendente. Più interessante è, invece, constatare che negli ultimi anni è andato progressivamente sviluppandosi il mercato del pet care, con un considerevole aumento delle vendite per il segmento in esame, che gode, infatti, di ottima salute e presenta prospettive di crescita più promettenti rispetto alle altre nazioni europee. Queste prime indicazioni in merito all’andamento del comparto ci sono fornite dall’interessante preview del Rapporto 2005-2006, realizzato dal Centro Studi Zoomark, specializzato nelle analisi del settore professionale pet.
Secondo i dati segnalati dallo studio, il valore della produzione 2005 è stato di 2 miliardi di euro e dal 2000 il settore ha registrato un aumento di oltre il 30%. La mangimistica, con peso prevalente dei prodotti per cani e gatti, si conferma come il segmento più importante del comparto, con un valore superiore ai 1.400 milioni di euro e un aumento della produzione, negli ultimi cinque anni, pari al 6,4% medio annuo. Performance positiva anche per il pet care & comfort, i prodotti per la cura e gli accessori per gli animali da compagnia, che rappresentano un quinto del mercato, con un valore di affari che ha superato i 420 milioni di euro. Nel pet care la quota maggiore è appannaggio delle lettiere per gatti, con oltre 86 milioni di euro di mercato, mentre la spesa per i prodotti per la salute si aggira intorno ai 65 milioni di euro: tutto dedicato ai circa 60 milioni di simpatici animaletti (7 milioni di cani, 7,4 milioni di gatti e piccoli mammiferi, uccelli, animali esotici e pesci d’acquario) ospitati, nel 2005, nelle case degli italiani.
Queste cifre, spiega il documento del Centro Studi Zoomark, contrassegnano l’Italia come Paese d’eccellenza per l’ospitalità agli animali da compagnia.
Va notato, comunque, che il mercato interno, sebbene in costante evoluzione, è ancora in ritardo rispetto agli Stati Uniti e agli altri Paesi europei, dove gli acquisti toccano ormai cifre paragonabili al settore del largo consumo.
Il nostro Paese, proprio per il tasso di penetrazione ancora inferiore ai competitor europei nel settore della mangimistica (meno del 50% del settore pet “nostrano” è alimentato con prodotto industriale contro il 70-85% di Paesi quali Francia, Germania e Gran Bretagna) è visto come una valida opportunità sia dalle multinazionali che operano nel comparto, sia dalle industrie nazionali.

Molti prodotti per molte esigenze


Siamo di fronte a un mercato decisamente interessante, quindi, che abbiamo voluto conoscere meglio intervistando alcune delle aziende che vi operano. In primo luogo abbiamo voluto conoscere più nel dettaglio quali sono le tipologie merceologiche trattate.
Cominciamo, per esempio, dai prodotti per l’igiene e la bellezza degli animali domestici e dell’ambiente in cui vivono. Si spazia dagli shampoo ai balsami, dalle lozioni ai profumi, dai mangimi complementari naturali ai cosmetici specifici per problemi cutanei.
La produzione include, poi, gli strumenti per toelettatura, cuccette, cappottini, per cani, gatti, furetti, uccelli, roditori, pesci e tartarughe; quanto al food, si spazia dall’alimentazione di base agli snack e agli integratori, ai prodotti naturali e biologici per la masticazione delle bestiole. Anche le ciotole sono in forme e misure diverse, compresi modelli appositamente studiati per permettere di incamerare una riserva d’acqua o di crocchette per il proprio animale domestico.
Troviamo anche un assortimento particolarmente completo di articoli per l’acquario e il laghetto ornamentale: dai mangimi specifici per pesci ai prodotti per il controllo e il trattamento di ogni tipo di acqua a soluzioni per rendere vivibile per i pesci l’acqua del rubinetto o del pozzo. Ancora, si realizzano filtri, attrezzatura tecnica per il funzionamento della corrente e la manutenzione, teli e preformati per il laghetto, ma anche pompe da ricircolo, riscaldatori, filtri interni ed esterni, aeratori. Infine, si producono articoli per il comfort e il gioco.
Come si può dedurre, si tratta di una lista molto ampia, destinata peraltro a crescere. Le aziende, infatti, sono tese sia al miglioramento dei prodotti esistenti sia alla messa a punto di nuove proposte. Uno dei principali stimoli alla ricerca è dato dal confronto continuo con i clienti: si lavora per rispondere al meglio alle loro richieste e ai problemi che sollevano.
Per esempio, nel caso degli articoli per acquario, si studiano e si effettuano le opportune verifiche relative ai mangimi e ai prodotti per il controllo e il trattamento dell’acqua, così come si procede allo sviluppo di filtri, pompe e accessori tecnici.
Nel caso del segmento food, si cerca di creare articoli rispondenti al fabbisogno di un’alimentazione mirata e specifica per un mantenimento responsabile degli animali, e nel rispetto delle scoperte scientifiche più recenti.

I canali di distribuzione del pet care


In questi anni, nel nostro Paese, il settore pet, oltre a essere distribuito presso le rivendite specializzate, si è sviluppato in modo sensibile anche nella GD. Come sappiamo, stiamo parlando di due canali decisamente diversi. Tant’è che alcune aziende non hanno voluto immettere i propri prodotti nella grande distribuzione, preferendo tutelare dal punto di vista qualitativo una fetta di mercato più ristretta ma fedele, che per la scelta dei prodotti si basa sulla qualità piuttosto che sul prezzo.
La GDS si qualifica, invece, per un assortimento che include dal primo prezzo al prodotto di marca e per una politica di prezzo vivace e abbastanza aggressiva. Poiché, naturalmente, parlare di grande distribuzione significa parlare di superfici a libero servizio, può accadere che le aziende debbano realizzare dei packaging ad hoc specifici per questo tipo di realtà commerciali, come per esempio confezioni anti-taccheggio, dal minimo ingombro e dalla comunicazione chiara e accattivante.
I fornitori sono inoltre in grado di garantire alle catene di negozi servizi specifici, anche sul punto vendita, curando periodicamente l’esposizione degli articoli, tramite la realizzazione di promozioni con adeguato supporto pubblicitario, che include leaflet, display da banco, espositori per prodotti e quant’altro risulti utile alla comunicazione nel negozio.
L’attività delle aziende fornitrici include anche il rifornimento dei prodotti e l’assistenza post-vendita, nonché la gestione di tutti i tipi di scaffale, con varie soluzioni e relativo calcolo della capacità espositiva. In alcuni casi, alcuni fornitori utilizzano anche software specifici, in grado di rilevare istantaneamente la configurazione dello scaffale, l’assortimento esposto e le variabili finanziarie del punto vendita. In questo caso un’interfaccia grafica consente al cliente di avere una fedele anteprima dell’esposizione dei prodotti, in modo da effettuare precise valutazioni sull’assortimento consigliato.
Le iniziative sono, dunque, varie e complesse, ma tutte volte al conseguimento dello stesso risultato: conquistare l’utente, obiettivo condiviso tanto dai fornitori quanto dai gruppi distributivi.
Possiamo concludere che, benché la grande distribuzione e il dettaglio specializzato seguano percorsi diversi, costituiscono due sbocchi fondamentali per il segmento di interesse.

Un mercato con ampi margini di sviluppo


Abbiamo parlato di un comparto vivace e in crescita. Fra le ragioni principali del successo del pet care in Italia dobbiamo indicare, da un lato, la giovane età sia del mercato sia della sua distribuzione, e dall’altro la mutazione culturale del rapporto uomo-animale. Negli ultimi anni infatti si sono fatti notevoli passi avanti tanto dal punto di vista quantitativo, con oltre 8 milioni di famiglie che ospitano animali in casa (quasi un nucleo familiare su due), quanto da quello qualitativo. Le cure e le attenzioni che vengono dedicate agli animali e l’affetto e la fedeltà con cui questi contraccambiano, rendono molto spesso l’animale un vero e proprio membro della famiglia.
A parte queste considerazioni, il buon andamento del mercato dipende anche dall’alto livello dell’offerta. L’utenza, negli anni, ha premiato infatti i prodotti di qualità, con un marchio affidabile e un’immagine curata, un design sempre innovativo e una presentazione-esposizione del prodotto vincente.
Un mercato così fiorente non si ferma, però, solo al territorio nazionale. Il pet italiano si esporta in Ucraina, in Corea del Sud, in Spagna, in Portogallo, in Francia, in Germania, in Russia e in Romania, ma anche negli Stati Uniti e in Giappone, in Cina, in Australia.
Quello del pet è, dunque, un settore destinato a svilupparsi ulteriormente, per rispondere alle esigenze di utenti sempre più esigenti, che vogliono solo il meglio dell’offerta merceologica per i propri piccoli animali domestici.

Link utili:
Visita il sito di Zoomark (www.zoomark.it)