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Analisi » I furti costano alle famiglie italiane 163 euro all’anno

I furti costano alle famiglie italiane 163 euro all’anno

Condividi Segnala a un amico 19 November 2010

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E’ quanto emerso dal Barometro Mondiale dei Furti nel Retail 2010: il livello dei furti ha raggiunto in Italia una cifra pari a 3,205 miliardi di Euro, e il nostro settore non ne è esente.

Checkpoint Systems, azienda specializzata nel controllo delle differenze inventariali, ha presentato nel mese di ottobre a Milano i dati 2010 della più dettagliata indagine indipendente sul numero e la tipologia di furti commessi all’interno dei punti vendita e della Grande Distribuzione, condotta dal Centre For Retail Research.
Lo studio evidenzia che il livello dei furti nel Retail nel 2010 ha raggiunto globalmente una cifra pari a 87,506 miliardi di euro, il che rappresenta una diminuzione del 5,6% rispetto allo scorso anno. La riduzione delle differenze inventariali - ossia delle perdite causate da furti di clienti e dipendenti ma anche da errori amministrativi - è stata registrata in tutte le aree geografiche oggetto d’indagine ed ha trovato maggior riscontro in Nord America (-6,9% rispetto al 2009).
In Italia, la percentuale di differenze inventariali è stata pari all’1,28% rispetto al fatturato del Retail, con una diminuzione del 5,9% rispetto allo stesso dato del 2009. Tuttavia le perdite che i responsabili dei punti vendita subiscono sono ancora molto alte, pari a 3,205 miliardi di euro.
In particolare, le percentuali più alte di differenze inventariali sono state rilevate proprio nel nostro comparto: il settore ricambi per auto/ferramenta/fai da te/materiali da costruzione registra infatti un valore di 1,81%. Di contro, il materiale elettrico si inserisce tra le percentuali più basse, con uno 0,87%.

Una tassa invisibile


“Nonostante il calo delle differenze inventariali, il costo della criminalità nel retail continua a rappresentare una maggiorazione di 152 euro sul conto della spesa di ogni famiglia media appartenente ai 42 paesi esaminati” ha affermato il professor Joshua Bamfield, direttore del Centre for Retail Research e autore della ricerca. “In Europa, la cifra è pari a 140,65 euro, mentre per l’Italia la ‘tassa invisibile’ che le famiglie italiane sono costrette a sostenere raggiunge una valore di 163 euro all’anno”.
Confrontando i dati europei, è opportuno evidenziare due aspetti. Il primo riguarda un record positivo: dopo Turchia (-9%) e Grecia (-6,5%), l’Italia risulta essere la nazione che ha maggiormente ridotto il livello di differenze inventariali.
A questo risultato hanno contribuito anche gli investimenti che i responsabili dei punti vendita hanno realizzato in una serie di interventi finalizzati alla protezione dei prodotti a maggior rischio di furto, e ad una migliore formazione del personale. Secondo l’indagine infatti, le spese in sicurezza sono aumentate in Italia del 10,7%, un valore più alto anche rispetto all’incremento registrato a livello globale e pari a 9,7 punti percentuali.
Il secondo aspetto da sottolineare è che, nonostante le riduzioni registrate, il nostro Paese riporta ancora una percentuale di differenze inventariali più alta rispetto a quello della media dell’Europa Occidentale che è pari all’1,26%. Dall’indagine risulta infatti che oltre un terzo dei retailer italiani (il 35,1% degli intervistati) continua a registrare un incremento dei tentativi di furto o dei furti effettivi.

Le fonti delle perdite


Andando ad analizzare quali sono le fonti delle perdite, si scopre che in Italia sono aumentati ulteriormente i furti commessi da parte dei clienti: sono infatti il 52,5% i taccheggi ad opera di bande organizzate o da ladri non professionisti (erano 50,8% nel 2009), un valore anche più alto rispetto al resto della media europea, che si attesta sui 47,8%.
La percentuale di dipendenti disonesti - che rappresenta la seconda maggiore causa dei furti nel retail - scende dal 30,9% dello scorso anno al 25% del 2010. Tra le altre fonti alla base delle differenze inventariali ci sono le frodi da parte di fornitori/produttori (7,2 % delle perdite) e gli errori interni (15,3%).
Per ciò che concerne le linee di prodotti maggiormente rubate a livello globale, gli aumenti maggiori sono stati rilevati nel settore abbigliamento per bambini e quello da esterno, nei prodotti per la rasatura, in affettati /insaccati e nel latte in polvere.

I magnifici dieci


In Italia, la classifica dei 10 prodotti più rubati vede al primo posto abbigliamento di lusso e accessori firmati, seguiti da articoli per la cura e l’igiene del corpo e da prodotti Hi-Tech. Nel 2010 si registra inoltre un aumento a livello europeo nel valore medio dei beni sottratti dai taccheggiatori, che sale a 113,97 euro (circa 20 euro in più rispetto al 2009).
Salvador Cañones, Country Manager di Checkpoint Systems per l’Italia, commenta così la situazione del nostro Paese: “In quest’anno i Retailer hanno fatto notevoli progressi con l’introduzione di nuove politiche per combattere le differenze inventariali, ma devono continuare a puntare sull’innovazione e su una strategia di prevenzione a più livelli per contrastare il fenomeno. Ad oggi infatti in Europa più del 28% delle linee di prodotti “Top 50” più rubati nel Retail non gode di protezione specifica. Il nostro settore - continua Cañones - ha quindi bisogno di accelerare l'innovazione per garantire una migliore protezione ai retailer e ai consumatori”,

L’evoluzione del fenomeno furto


Interessante notare anche l’evoluzione che il fenomeno del furto ha assunto nel corso degli anni: lo studio condotto dal professor Joshua Bamfield è giunto alla decima edizione a livello europeo e ha potuto dunque delineare quello che è stato il trend relativo al periodo di studio 2000-2010.
L’analisi evidenzia come i tassi medi di differenze inventariali siano diminuiti tra il 2000 e il 2010 in Europa Occidentale, passando da un valore di 1,4% registrato nel 2000, ad una riduzione nella media europea fino all’ 1,27%. In particolare nell'ultimo quinquennio si sono registrati dei valori più bassi rispetto al periodo 2000-2005, anche in anni particolarmente delicati come il 2009, caratterizzati dalla forte recessione economica.
Come fa notare Bamfield:“Questi dati sono confortanti e ci dimostrano che negli anni c’è stata una maggiore sensibilizzazione da parte del settore Retail alla problematica delle differenze inventariali. I responsabili dei punti vendita hanno compreso che la riduzione dei furti è un elemento essenziale per il successo e la crescita delle propria attività e si stanno sempre più dirigendo verso un costante sviluppo e miglioramento dei programmi di prevenzione delle perdite”.


A proposito del Centre for Retail Research
La quarta edizione del Barometro Mondiale dei Furti nel Retail (decima edizione per l'Europa) è stata prodotta dal professor Joshua Bamfield, direttore del Centro di Ricerca per il Retail con la collaborazione di Checkpoint Systems. Il CRR è un'organizzazione indipendente che conduce ricerche e fornisce consulenza per il retail, occupandosi dei cambiamenti che avvengono nel settore e concentrandosi sulle frodi e sul crimine. Il centro ha condotto numerosi studi sul costo della criminalità e sull'applicazione di sistemi elettronici e computerizzati per combattere i furti e le frodi nei punti vendita di diverse parti del mondo.