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Analisi » Come cambia la distribuzione all’ingrosso della ferramenta in Italia

Come cambia la distribuzione all’ingrosso della ferramenta in Italia

Condividi Segnala a un amico 30 November 2007
Nell’arco degli ultimi venti anni l’assetto della distribuzione di articoli di ferramenta è profondamente cambiato nelle strutture e nella ripartizione delle quote di mercato tra le formule moderne e formule tradizionali. Numerose microimprese sono state espulse dal mercato o sono uscite per obsolescenza della loro funzione commerciale. Le aziende che gestiscono punti vendita specializzati da 400 a 1.500 mq hanno mantenuto le loro posizioni, mentre al di sopra della soglia dei 1.500 mq si è potuto registrare un vero e proprio boom delle aperture e della diffusione di nuovi esercizi.
I dati del Censimento dell’industria e dei servizi fotografano bene le proporzioni di questa rivoluzione commerciale:
il numero di punti vendita è passato da 16.291 a 12.932, con una riduzione di 3.359 unità pari al 20,6%;
gli esercizi fino a 9 addetti hanno subito una diminuzione del loro numero, particolarmente marcata nella classe da tre a cinque addetti, che ha perso il 34,7% della dotazione del 1991;
le unità da 6 a 9 addetti sono rimaste pressoché stabili nel numero, evidenziando una flessione contenuta nel 2,2%, mentre appare imponente la crescita delle unità di vendita con almeno 20 addetti, da 23 nel 1991 a 103 nel 2001.

L’indagine Assofermet

In un contesto segnato da una radicale trasformazione degli equilibri tra piccola e grande impresa, Assofermet, l’Associazione che riunisce le imprese della Distribuzione Intermedia di articoli della Ferramenta, ha affidato alla Scuola Superiore del Commercio Turismo Servizi e Professioni l’incarico di analizzare i bilanci di 60 imprese specializzate.
Una prima analisi è stata condotta nel 2002 monitorando le performance di 60 aziende dal 1998 al 2000, una seconda indagine è stata realizzata su 57 aziende negli anni successivi fino al 2005.
Nell’arco dei cinque anni considerati, su 60 aziende, 12 cessano o cambiano attività, 8 entrano nel sistema di commercio all’ingrosso di questi prodotti.
Nella classe inferiore di fatturato sono classificate 8 delle 12 aziende in uscita dal panel 2001 e 5 delle 8 aziende in entrata nel panel 2006.
Si è ridotto il peso delle unità fino a 49 addetti ed è aumentata l’importanza quantitativa delle unità di scala maggiore, in sintonia con quanto è accaduto sul versante del commercio al dettaglio, caratterizzato da una sensibile contrazione del numero di microimprese.
L’analisi di bilancio ha coinvolto solo le aziende specializzate nella distribuzione intermedia di articoli di ferramenta, una realtà molto più circoscritta rispetto all’universo di attività che l’ISTAT registra in questo comparto. In termini puramente nominali, l’ingrosso di ferramenta - codice 51541 - annovera 1.987 aziende, la maggior parte delle quali hanno al massimo due addetti, l’organico medio dei negozi al dettaglio. Nel segmento da 6 a 9 addetti si riconoscono 498 imprese, che diventano 376 nella fascia da 10 a 19 addetti e, infine, 185 in quella con almeno 20 addetti.
In queste 1.059 imprese si rileva un’estrema diversificazione dell’assortimento: vi sono operatori specializzati nell’utensileria per le macchine, altri nei materiali da costruzione, altri ancora nelle attrezzature per il giardinaggio e, quindi, il numero degli specialisti negli articoli di ferramenta non dovrebbe superare le 200 unità secondo le valutazioni del Comitato Tecnico Ferramenta di Assofermet.
La prima parte dell’analisi è dedicata alla dinamica dei valori di bilancio nel periodo 1998-2005 ed è circoscritta alle 45 aziende attive all’inizio e alla fine del periodo considerato. In questo arco di tempo, la distribuzione intermedia di ferramenta ha raccolto con successo la sfida del mercato, incrementando le vendite nonostante l’avanzata della grande distribuzione e la concorrenza verticale della grande industria di marca, difendendo la redditività nonostante la lievitazione del costo dei servizi e le maggiori difficoltà di accesso al credito.
Le vendite sono aumentate più del tasso d’inflazione, +37% contro +28,1%, con un sensibile miglioramento della produttività, che ha, senz’altro, favorito il rafforzamento dei margini. Il risultato operativo è aumentato meno dell’inflazione e su questa performance ha pesato, soprattutto, il fortissimo incremento della voce servizi e godimento di beni terzi (+72,4%) la cui incidenza è salita dal 9,6% al 12,1% delle vendite.
La lettura dello Stato Patrimoniale evidenzia un buon recupero nella capitalizzazione dell’impresa di distribuzione intermedia di ferramenta: il capitale proprio aumenta il suo peso percentuale dal 26,3% al 29,2% e naturalmente i debiti si contraggono nella stessa misura percentuale.
In conclusione, l’andamento della domanda è stato sicuramente positivo, specie se confrontato con la dinamica dell’inflazione e con la debolezza del mercato della maggior parte dei prodotti non alimentari. I buoni risultati sul fronte della produttività (le vendite) sono stati accompagnati da performance positive anche sul fronte della redditività.
Nel complesso i fattori responsabili di tale positivo comportamento della gestione economica si possono così riassumere:
aumento della produttività superiore alla media del sistema economico;
capacità di controllo del costo del venduto;
sensibile riduzione degli oneri finanziari.
buon recupero della capitalizzazione di impresa e corrispondente riduzione della posizione debitoria.
L’indagine effettuata, nella sua interezza, fornisce un panorama estremamente approfondito del settore e sarà diffusa con modalità in corso di definizione, privilegiando le aziende appartenenti ad Assofermet.