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Attrezzi e irrigazione: i primi segnali positivi nel 2015

Condividi Segnala a un amico 22 January 2015
Nel pessimo 2013, anche le vendite di attrezzi per il giardinaggio sono diminuite del 10,4% attestandosi a 102,5 milioni di euro di giro d’affari. Purtroppo anche nel 2014 è previsto un ulteriore calo (- 1%) ma c’è una previsione di ripresa nel 2015 (+0,5%). È quanto emerge dal recentemente aggiornamento della Ricerca dedicata alle attrezzature per il giardinaggio, che comprende i prodotti per l’irrigazione, gli attrezzi manuali da taglio e quelli da coltivazione, realizzata da Databank Cerved Group. A trainare il calo del 2013 è stato il comparto dell’irrigazione, passato dai 58,5 milioni di euro del 2012 ai 52 del 2013, con una flessione dell’11,1%. Un calo continuato anche nel 2014, che dovrebbe chiudere con un -2,9% a 50,5 miliardi. Sul mercato dell’irrigazione oltre alla crisi dei consumi del 2013, ha gravato anche l’eccesso di piogge nel nord nella scorsa estate, dopo un inizio di stagione positivo. Migliore la “tenuta” degli attrezzi, che nel 2013 hanno perso il 9,8%, con un prestazione leggermente migliore degli attrezzi da taglio (- 9,3%) rispetto agli utensili da coltivazione (-10,3%). Ma soprattutto fanno segnare dei “numeri” positivi nel previsionale 2014 e per il 2015: +1% nel 2014 e +0,8% nel 2015. 

Poca concorrenza nell'irrigazione
Nel mercato italiano operano circa 50 imprese, equamente distribuite tra il comparto irrigazione e utensili manuali, anche se non mancano imprese presenti in entrambi i mercati. Il mercato è molto concentrato nel comparto dell’irrigazione, dove le prime 4 imprese sviluppano il 67,8% del giro d’affari, meno nell’utensileria, dove la quota dei primi 4 leader scende al 36,3%. I prodotti esteri di importazione valgono il 63,1% del totale dei consumi italiani, nonostante una grande presenza di produttori nazionali. Le importazioni si sono attestate nel 2013 a 65 milioni di euro con un calo dell’11,6% rispetto al 2012. Sono previsti ulteriori cali delle importazioni nel 2014 (-1,5%) e nel 2015 (-0,8%). “Il controllo delle imprese produttrici è spesso familiare - spiega il Report di Databank Cerved Group -, anche se aumentano le partecipazioni da parte di gruppi industriali o altre aziende; diversi importatori sono filiali di gruppi internazionali. Lo scenario competitivo è stato recentemente interessato da alcune trasformazioni con nuovi assetti proprietari”.

Il Made in Italy difende le esportazioni
Quando parliamo di attrezzi per il giardinaggio non possiamo infatti dimenticare che l’Italia esprime ottime industrie, capaci di andare oltre i confini nazionali. Anzi dovremmo dire soprattutto, visto che circa il 62,7% della produzione made in Italy è stata destinata nel 2013 ai mercati internazionali. Anche le esportazioni sono diminuite nel 2013: passando dai 66 milioni di euro del 2012 a 63,5 ma con un calo (-3,8%) decisamente inferiore rispetto ai trend del mercato. Leggermente in calo le previsioni per il 2014 (-0,8%) controbilanciato da una leggera ripresa per il 2015 (+0,8%). Ovviamente in queste previsioni non sono comprese eventuali complicanze legate alle meteorologia, difficilmente prevedibili e particolarmente insidiose negli ultimi anni.

I trend
Le imprese del settore in questi anni hanno razionalizzato i costi, per difendere la redditività e dare futuro alle imprese. Politiche di approvvigionamento, gestione dei costi interni, efficienza dei processi produttivi e logistici, ridimensionamento del magazzino, ri-negoziazione dei tempi di pagamenti dei clienti e selezione in base alla solvibilità a costo di perdere le vendite, sono le principali azioni messe in atto dalle imprese. Le imprese italiane si sono concentrate maggiormente sull’ampliamento delle esportazioni. In particolare le imprese più strutturate hanno potenziato le reti commerciali nei paesi emergenti e l’incremento dell’export è il principale motore per la crescita del mercato. Un ultimo trend emergente è il tentativo di difendere un corretto posizionamento dei prezzi sui vari canali distributivi, con l’obiettivo di sviluppare una maggiore percezione della qualità dei prodotti da parte dei consumatori finali. Dopo la “sbornia” dei prodotti discount importati dall’Estremo Oriente, oggi il consumatore e i rivenditori chiedono prodotti di qualità capaci di generare valore. Non è un caso che anche le grandi catene internazionali del bricolage hanno puntato su private label che privilegiano la qualità al prezzo, come fa Leroy Merlin con il brand Geolia. Nonostante il tentativo di riqualificare l’offerta, è comunque indubbio che negli ultimi anni le attività promozionali abbiamo trovato riscontro nella fascia medio-bassa della clientela, mentre la fascia più alta – la più ristretta – continua a premiare unicamente la qualità dei prodotti.  

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