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Pensare in termini finanziari

Condividi Segnala a un amico 16 January 2009
Nei momenti di crisi è necessario contenere i costi. Ma non basta. L’efficienza complessiva passa anche per le variabili finanziarie.

Il mercato si è fermato o si sta fermando; al momento non sappiamo ancora come stiano le cose ma i segnali non sono incoraggianti. Resta il fatto che per arrivare al prossimo anno si deve ancora passare attraverso il Natale e le proiezioni sui consumi dicono che, relativamente all’oggettistica di stagione, le attese portano a un 25% di spesa in meno.
Si torna al regalo utile e al contenimento della spesa? Sarà glamour spendere poco, facendo regali intelligenti?
Pare proprio di sì: non saranno molti quelli che potranno ostentare e viceversa molti di più dovranno contenere la spesa. Speriamo che nei fatti le cose vadano diversamente, ma attrezziamoci in ogni caso, vista la prospettiva.

LE CAUSE DELLA CRISI


Il problema non sta solo nel calo dei consumi, non esattamente, e vediamo perché. Va innanzitutto rilevata la natura schizofrenica di questa crisi, innescata dall’impennata dei prezzi che ha espresso situazioni impensabili con una sensibile, repentina e peraltro imprevedibile trasformazione dello scenario.
Si pensi alle materie prime: abbiamo agito in un’ottica di petrolio a oltre 140 dollari al barile, mentre allo stato attuale la materia prima si trova sotto i 60 dollari.
Nelle commodities c’è chi ha provato a fare man bassa con largo anticipo nel tentativo di approvvigionarsi a prezzi ragionevoli, ma anche, in qualche caso, con l’intenzione di speculare.
Oggi accade che i prezzi di carico, che avrebbero divuto essere convenienti, viste le attese di grandi aumenti di costo per la scarsità di materia prima e la domanda cinese, siano superiori del 20 o 30% a quelli praticati dal mercato. È calato il consumo e c’è una sovrabbondanza di merce: chi aveva intenzione di speculare, cosa che a condizioni normali sarebbe accaduta, è rimasto spiazzato. Mentre per le commodities agricole è successo esattamente il contrario. Prima non c’era disponibilità di prodotti, mentre oggi la domanda di cereali è crollata. Va forse sottolineato che più che l’entità dei fenomeni ha spaventato la velocità con cui gli stessi si sono manifestati e l’incoerenza che ha generato repentini e mutevoli capovolgimenti di fronte.

COME LIMITARE I DANNI


In molti pensano che non si poteva e non si può far nulla in queste circostanze perlomeno per limitare i danni, ma questo non è completamente vero. Trascurando le situazioni oggetto di speculazioni proviamo a comprendere che cosa possa fare un’azienda commerciale, numeri alla mano, per cercare di limitare, attraverso un corretto comportamento imprenditoriale, i problemi generati dalla mutevolezza del mercato e dalla situazione economica generale, agendo solo sulle variabili a diretto controllo. Ovviamente poco si può fare sui listini che hanno risentito sia della congiuntura sia dei suoi veloci mutamenti. Alcuni prezzi, per fare un esempio, sono stati realizzati di fronte a un certo valore del petrolio e a un certo valore di alcune materie prime.
Nei fatti, la situazione è radicalmente mutata prima verso l’alto e poi verso il basso: ci sono aziende con listini realizzati in presenza di prezzi bassi, mentre altre hanno posizionato i prezzi con i valori al massimo poiché hanno scommesso su una continua crescita delle materie prime. Difficile aver indovinato e forse neppure la bacchetta magica avrebbe aiutato. Di fatto l’imprevedibilità non è un fatto da subire in toto. È davvero una variabile esogena all’azienda ma non per questo non è possibile fare nulla.

L'USO DEL LIBERO ARBITRIO


Non si può credere che tutti gli imprenditori siano in balia dell’imponderabile o della fortuna: esiste il libero arbitrio che deve indurre a fare delle scelte consapevoli dettate dall’esperienza, dall’intuizione e dalla competenza.
Si deve lavorare alla ricerca di un comportamento efficiente e poiché siamo prossimi al periodo natalizio proviamo a fare un gioco che prenda in esame una medesima situazione gestita con tre diversi comportamenti.
Il gioco si chiama: “Dove acquisto il natale?”. La casistica ci permette, relativamente alla scorte di prodotti natalizi, di esaminare la situazione da tre prospettive che rappresentano le situazioni oggetto del confronto:
• negozio A: l’azienda ha acquistato da un solo grossista l’indispensabile per riempire l’area di vendita;
• negozio B: l’azienda ha fatto un carico diretto importando merce pari al 50% del fabbisogno totale;
• negozio C: l’azienda ha importato il 100% del fabbisogno.
Proviamo a fare questo gioco e vediamo che cosa accade. La situazione prevede tre punti vendita che debbono approvvigionarsi di prodotti natalizi. Il negozio A, “Natale prudente” decide di trovare dei grossisti e/o degli importatori da cui acquistare la totalità della merce. Nel caso di B, “Natale di più” si decide di osare un poco e di importare direttamente il 50% del fabbisogno. Mentre C, “Natale al massimo”, importa tutto. Ovviamente è noto che chi importa paga prima e ha dei costi di logistica, stoccaggio e magazzino che non ha chi acquista man mano, ma è altrettanto vero che paga meno la merce. Quindi diamo un bonus del 10% sul costo dell’importazione.
Facendo bene i conti, per esempio attraverso un’analisi abc (activity based costing) il bonus dovrebbe essere più basso come la GD ha da tempo compreso, ma preferiamo stare larghi. L'abc porta anzitutto a controllare i costi, per arrivare a gestirli in modo dinamico e finalizzato a seguire razionalmente l'andamento del mercato e del valore che il mercato attribuisce al prodotto o servizio che si desidera vendere.
Il budget è di 50.000, il fatturato obiettivo è di ? 90.000 e il margine atteso è del 44%. Chi importa, come accennato, avrà un margine teorico superiore perché paga meno.
Poiché lo scenario indica un possibile calo del 25% delle vendite significa che l’invenduto sarà pari al 25% sull’importato. Iniziamo a commentare la situazione man mano che procediamo nello sviluppo dei dati (vedere tabella 1).
Dopo aver esaminato la prima parte di dati emerge che chi importa ha un vantaggio considerevole di margine pagandosi tutti i costi accessori e quindi anche qualche centinaio di metri quadrati di magazzino, oltre al personale, necessari allo stoccaggio dei container.
Il problema consiste solo nel fatto che viene a mancare qualsiasi forma di elasticità di approvvigionamento, fatta eccezione per la necessità di ulteriore merce che verrebbe risolta acquistando da grossisti a margini più bassi.
Causa la contrazione delle vendite (tabella 2) i ricavi crollano del 25% e la merce di importazione, non più modulabile nella sua disponibilità, rimane invenduta per un 25% mentre la quota grossisti, allineata alle vendite, segue le dinamiche del mercato con approvvigionamenti tattici. Va poi preso in esame il fatto che l’ipotesi è quella di lavorare in modo che lo stock di merce non cresca per gli acquisti “locali”. Il costo della merce con cui si producono i ricavi, nel caso dell’importazione, è ancora sensibilmente più basso. Chi acquista all’ingrosso spende ? 37.880 contro i 33.750 ? di chi importa completamente.
Alla fine i ricavi invece che 90.000 saranno solo ? 67.500 e il margine economico vincente è quello di chi importa. Ma allora che cosa cambia? Conviene importare!
Sotto il profilo di un ipotetico (tabella 3) stato patrimoniale l’importazione è vincente. Cambia invece la posizione finanziaria: chi acquista dal grossista ha un margine “liquido” pari al 44%, chi importa del 33,3%.
La liquidità per un’azienda è come l’ossigeno per un uomo, mentre l’utile è come il cibo. Possiamo smettere di mangiare per una settimana e sopravviviamo, ma se smettiamo di respirare per 5 minuti tutto finisce.
Se altri fornitori o i dipendenti accettassero in pagamento le palline di Natale, paradossalmente non ci sarebbero problemi ma sarebbe preferibile, nella situazione congiunturale odierna, agire diversamente.
Se poi l’anno successivo le rimanenze resteranno invendute, probabilmente anche il margine economico dell’importazione cesserà di diventare conveniente e andrà pagato chi ripone la merce invenduta ed il magazzino e quindi andrebbe rifatta anche l’analisi abc dei costi.
Ovviamente l’importazione ha dei vantaggi, ma sarebbe tatticamente preferibile essere più veloci e adattabili al mercato, mentre una volta arrivato il container niente o quasi è possibile cambiare. Zara, la nota catena di abbigliamento e prodotti per la casa, insegna. Imparare dai più bravi dovrebbe essere facile, quasi un dovere, ma a volte prevale la ricerca dell’originalità.