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Crollano gli iper, crescono i centri specializzati

28 September 2012
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Consumi reali tornati ai valori di cinque anni fa. È uno dei dati poco entusiasmanti che emerge dai risultati della decima edizione dell’Osservatorio Non Food, la ricerca di GS1 Italy Indicod-Ecrche dal 2002 monitora in modo sistematico il settore dei beni non alimentari. E scopriamo che, a seconda dei mercati, la situazione è più o meno negativa. 

Se le grandi superfici specializzate hanno visto un progressivo aumento sia della presenza sul territorio sia della loro quota di mercato, lo devono a discapito del canale tradizionale, ma soprattutto del canale degli Ipermercati. È quanto emerge dalla decima edizione dell’Osservatorio Non Food realizzato da Indicod-Ecr: nel 2011, a fronte di un aumento dei consumi dello 0,2%, i mercati non alimentari hanno registrato una flessione del 2,4% e a farne maggiormente le spese sono stati gli ipermercati (che hanno perso quote di mercato in tutti i settori), mentre la grande distribuzione specializzata ha registrato un leggero aumento. I mercati che hanno registrato perdite maggiori nel 2011 sono stati l'elettronica di consumo, l'edutainment, l'abbigliamento e le calzature, mentre risultano in leggera crescita il bricolage e i prodotti per profumeria. “Il canale delle Grandi Superfici Specializzate – si legge nel comunicato Indicod – riesce a mantenere le posizioni (in alcuni casi anche migliorandole) grazie a processi di consolidamento delle reti di vendita e a politiche di razionalizzazione e di ricerca di una gestione più efficiente della rete sul territorio. Nel prossimo futuro, a fronte di probabili dinamiche dei consumi negative o comunque assai deboli, le imprese della Distribuzione Moderna si troveranno di fronte alla necessità di rivedere i loro modelli di business per adattarli al nuovo contesto di mercato e alle diverse esigenze dei consumatori”. Dai dati elaborati da Symphony Iri e GFK Eurisko, emerge che le migliori performance nel Non Food sono in quegli ipermercati che spingono verso assortimenti più snelli con focus su categorie “semplici” per complessità dei prodotti acquistati e livello di spesa, sostenuti da una gestione costante dell’in-out (inserimento ed esclusione dei prodotti dall’assortimento di un punto vendita) per soddisfare le richieste del consumatore. Un consumatore che, in queste categorie, riconosce all’Ipermercato un forte ruolo di saving, ma non vuole rinunciare “a scegliere” e di fronte a un ottimo rapporto qualità-prezzo, ricerca anche prodotti di prezzo più elevato.

La gd scopre i social network


Per la prima volta, l'Osservatorio quest'anno si è arricchito di un'indagine sull’utilizzo dei social network, in particolare Facebook e Twitter, da parte delle insegne della distribuzione in ambito Non Food. E questa volta i dati sono tutti con il segno più. Nel 2011, infatti, le 260 insegne della grande distribuzione specializzata che operano in ambito Non Food (e che rappresentano circa 30.000 punti vendita localizzati sul territorio nazionale) hanno scoperto i social network: ben il 60% è presente su Facebook (+21% sul 2010) e il 30% “cinguetta” su Twitter. E il successo non si è fatto attendere: il numero medio dei “fan” è quadruplicato nel 2011. Ma esserci non basta, bisogna essere attivi. Infatti è in aumento anche la frequenza degli aggiornamenti: +12% le insegne che aggiornano Facebook 3-4 volte al giorno e +22% le imprese che aggiornano Twitter più di 2 volte al giorno. Le catene più attive sono nell'ordine Ikea, Feltrinelli, Game Shop e Benetton.

Gli italiani e i social network
Dei 48 milioni di italiani tra gli 11 e i 74 anni, il 77% accede alla rete, anche in maniera occasionale, (+7% rispetto al 2010) e circa 27 milioni lo fanno almeno una volta alla settimana (+8% in un anno), per lavoro e per motivi più ludici. Un crescendo che riguarda in particolare l’utilizzo dei social network: negli ultimi anni il tempo dedicato a internet in generale non è cresciuto di molto, mentre è addirittura raddoppiato quello dedicato ai social network. Tra tutti, Facebook presenta il maggior tasso di penetrazione (lo utilizza ben il 29% dei “naviganti”), mentre Twitter è quello che presenta la più rapida ascesa, seppur utilizzato solo dal 5% degli utenti del web.