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Valorizzare la tecnologia per essere più competitivi

Condividi Segnala a un amico 30 October 2007
Dopo anni di stagnazione, nell’ultimo biennio l’economia italiana torna a crescere, ma lo fa a un tasso inferiore al 2%. Il nostro paese, quindi, non decolla come il resto d’Europa: si pensi a Germania e Francia, punti di riferimento storici per la crescita industriale, ma anche a nazioni di più recente sviluppo come la Spagna, che da cinque anni consecutivi può vantare un tasso di crescita del proprio PIL ampiamente superiore al 3%.
Questo il quadro introduttivo descritto da Ettore Riello, da un anno circa alla carica di presidente di Anima, durante la Tavola Rotonda “Sistema Italia: freno o trampolino per la tecnologia italiana?”. Organizzata dalla Federazione nello scorso novembre, l’incontro ha coinvolto importanti personalità politiche, industriali e della carta stampata: il ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, Emma Marcegaglia, Marco Fortis, Oscar Giannino, Adriana Cerretelli, nonché il Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che ha concluso i lavori.
Molti i temi toccati: dalla valorizzazione delle tecnologie all’energia, dal fisco alle infrastrutture, dall’internazionalizzazione fino alla rappresentanza d’impresa in Italia e soprattutto all’estero. Obiettivo: sensibilizzare il Sistema Paese – inteso come parti sociali, Governo, Confindustria – ad operare con determinazione per riuscire ad affermare il patrimonio dell’impresa industriale italiana, anche in confronto a quanto fanno altri Paesi nostri competitor.
Nel suo discorso di inizio, Riello ha evidenziato l’importante ruolo dell’industria della meccanica, oggi uno dei pilastri del Made in Italy manifatturiero, insieme ai settori abbigliamento, arredo e alimentari. “Alla straordinaria performance delle 4A italiane (abbigliamento-moda, arrredo-casa, alimentari-vino, automazione-meccanica) il settore della meccanica in senso stretto contribuisce in misura estremamente importante: 80,9 miliardi di euro di esportazioni nel 2006 con un saldo attivo verso l’estero di 51,9 miliardi di euro, pari al 56% circa della bilancia attiva globale delle “4A”. Detto questo, occorre chiedersi: cosa manca per essere competitivi? Perché non riusciamo a marciare come gli altri partner comunitari?”
A queste domande, Anima vuole contribuire a dare una risposta e lo fa partendo dalla consapevolezza che “La tecnologia italiana è una grande ricchezza per il Paese. Ma è una ricchezza non sufficientemente affermata, certificata né valorizzata. Dobbiamo saper vendere qualificazione all’estero, sedere ai tavoli giusti, con la giusta autorevolezza. Come Federazione Anima ci piacerebbe sostenere i processi che hanno portato tante aziende nostre associate ad altissimi gradi d’efficienza e trasferirli a imprenditori, anche di settori contigui o completamente diversi, assieme ai quali poter costruire un percorso comune, un ponte tutto italiano verso i mercati esteri”.
“Il principale merito della ripresa del commercio estero italiano nel 2006-2007, dopo la lunga crisi 2002-2005, è stato il boom della meccanica sui mercati esteri, con un notevole contributo dei settori Anima” – afferma Marco Fortis, Vice presidente Fondazione Edison. E prosegue: “Infatti, nel 2006 l’attivo commerciale della meccanica è cresciuto di 5,7 miliardi di euro rispetto al 2005, mentre l’attivo del resto dei settori tipici del “Made in Italy” (moda, arredo-casa, alimentari) è rimasto globalmente sugli stessi livelli del 2005, pur arrestando la caduta patita nei quattro anni precedenti in seguito alla concorrenza asiatica, il che costituisce comunque un fatto positivo”.
“Molti settori dell’economia italiana hanno sperimentato severe difficoltà sui mercati mondiali dal 2001 in poi e tuttora non hanno riguadagnato i livelli di export di tale anno” – conclude Fortis. “Al contrario, dal 2001 al 2006 il trend dell’export della meccanica italiana (+24,8% in cinque anni) e in particolare dei settori Anima (+34,5%) è sempre stato in aumento e nettamente superiore a quello del resto dell’economia (+18,2%)” (vedi tabella).
Un trend che le previsioni Anima per il 2007 confermano in linea con quanto evidenziato nel 2006, al quale si aggiunge un clima di fiducia degli imprenditori (Producer’s Confidence Rating), che indica nei prossimi tre anni un mantenimento degli attuali livelli di produzione, con la possibilità per il 33% degli intervistati di aumentare addirittura il fatturato.




Export italiano e dell'industria meccanica: 2001-2006
(valori in miliardi di euro)

2001
2006
Var. %
Var. ass.
Totale export italiano
273,0
327,0
19,8%
54,0
Export della meccanica in senso stretto
64,8
80,9
24,8%
16,1
di cui export settori ANIMA
15,6
21,0
34,5%
5,4
Export degli altri settori
dell'economia italiana
208,2
246,1
18,2%
37,9
Fonte: elaborazione Fondazione Edison su dati Istat e Anima