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Nuovi mercati: le piante per gli acquari e i laghetti

Condividi Segnala a un amico 15 December 2007
La passione per le piante acquatiche ha radici antichissime e nel corso degli anni ha subito molteplici evoluzioni: innanzi tutto sono aumentate le specie che sono presenti sul commercio, e quindi sono aumentati gli studi e le attenzioni verso piante di recente introduzione sul mercato, che offrono valide alternative a quelle più “antiche”, ma sempre con un occhio alle esigenze specifiche, infatti le piante acquatiche necessitano di condizioni differenti da specie a specie per avere una sopravvivenza adeguata.

Luci e ombre


La luce, come è noto, è un fattore fondamentale per il ciclo vitale di tutte le piante, anche se esistono specie che hanno esigenze di illuminazione minori a quelle standard, come vedremo nelle schede successive.
Dato per certo che l’illuminazione è importante, è giusto sottolineare che lo è sia per le piante che trovano la loro migliore collocazione nell’acquario, sia per quelle che sono invece più adatte alle vasche esterne e ai laghetti; la differenza sostanziale sta nel fatto che per le piante d’acquario l’approvvigionamento di luce sarà in gran parte “artificiale”, mentre in quelle da laghetto sarà totalmente o in gran parte naturale.
E’ importante ricordare che la propagazione della luce attraverso l’aria e attraverso l’acqua hanno caratteristiche differenti. Per capirci meglio: in acqua la luce subisce un maggiore “filtraggio” e certi colori passano più velocemente di altri.
Il mercato delle attrezzature per l’illuminazione degli acquari marini e d’acqua dolce offre oggi moltissima scelta, da lampade base a lampade a luce variabile e, naturalmente, lampade specificatamente “fitostimolanti”.

Se la luce è troppa


Il principale problema nell’eccessivo apporto luminoso è legato alla proliferazione delle alghe; fenomeno che ha molteplici aspetti negativi, fra cui l’”opacamento” dei cristalli nell’acquario e la formazione di patine viscose nei laghetti. Inoltre i pesci sono infastiditi dalla presenza eccessiva di alghe, specialmente quelli non fitofagi.
Una luce eccessiva comporta, inoltre, una crescita anomala della pianta, che comunque necessita anche di un periodo di buio, in maniera che la fotosintesi della clorofilla sia regolare e permetta alla pianta di “respirare”. Come per tutte le altre piante, l’ossigeno viene consumato sia di giorno che di notte, ma di giorno ne viene prodotto e liberato (tramite la fotosintesi appunto) di più di quello consumato.

Se la luce è poca


I sintomi da carenza di luce sono molteplici: innanzi tutto ci saranno tutti quei segni “generali” che evidenziano la carenza, come la crescita lenta e stentata, la scarsa emissione di nuove foglie, la formazione di foglie più piccole della norma, una evidente lentezza nel colorarsi di verde da parte sia dei fusti che delle foglie, uno sviluppo sproporzionato nella direzione della fonte di luce più vicina, ecc.
Logicamente se si ovvia in breve tempo alla carenza, tutti questi segni regrediscono, ricordando però sempre di non cadere in tranelli comuni, come quello di pensare che
aumentando il tempo di accensione delle luci (in acquario logicamente) si possa eliminare il problema, oppure pensare che con una illuminazione più forte ma più breve si ottengano risultati. Se il “blocco” delle luci è insufficiente, bisognerà modificarlo in meglio e non giocare sulle ore di accensione.

Altri fattori di primaria importanza


Oltre alla luce altri fattori concorrono nel benessere delle piante acquatiche: il ferro è per esempio un elemento basilare per la formazione della clorofilla. Carenze di questo minerale diventano presto evidenti sulle foglie, che tenderanno ad assumere una colorazione giallastra e marcire velocemente. Si potrà intervenire con un'ampia gamma di integratori presenti sul mercato, stando sempre attenti a non dimenticare che i pesci hanno un rapporto molto diverso dalle piante con il ferro, quindi se si dovrà intervenire su una vasca di sole piante bisognerà tenere conto di un tipo di concentrazione, se invece (come nella maggior parte dei casi) bisognerà lavorare su una vasca “promiscua” con piante e pesci ci vorrà più attenzione alle diluizioni.
Ancora sono fattori importanti il PH, che solitamente oltre il valore di 7,5 inizia a creare problemi alle piante, e la presenza eccessiva di composti azotati, spesso derivanti dal deterioramento del cibo avanzato, che causa lesioni tipiche sulle foglie.
Ancora non sono da sottovalutare i problemi che si possono creare nella convivenza tra pesci e piante, primo fra tutti il fatto che se si intende ospitare pesci che si nutrono principalmente di vegetali, le “potature” più o meno drastiche saranno frequenti; uno dei sistemi più semplici per ovviare a questo problema è l’utilizzo di mangimi a base vegetale.
Infine non scordiamoci che ogni pianta ha una sua temperatura ideale e una sua sopportazione massima e minima.

Una domanda comune: chioccioline si o chioccioline no?


Premettendo che di chioccioline acquatiche adatte a vasche e laghetti ve ne sono molteplici, possiamo dire che in linea generale la loro azione di “mangiatori di alghe” è positiva. Però è fondamentale che ci sia un giusto equilibrio fra il numero di chioccioline e lo spazio a loro disposizione; infatti in mancanza di alghe il loro alimento preferito diventano proprio le foglie ed i fusti dei vegetali. Sarà quindi necessario un controllo periodico con eventuale rimozione di parte delle chiocciole in caso proliferazioni eccessive.

Un po’ di nomi per l’acquario


Come detto, le specie di piante d’acquario oggi disponibili sono davvero tante, accessibili a ogni portafoglio. Nel garden è comunque importante avere una scelta il più ampia possibile per tanti motivi, primo di tutti che il cliente si aspetta di trovare proprio nel garden center una grande varietà di tipi e prezzi.
Principalmente le piante da acquario si possono dividere in piante a foglia sottile, piante a foglia larga, piante a foglia trasparente e muschi.
Fra quelle a foglia sottile ricordiamo tutte le varietà del gruppo Acorus, alcune del gruppo Cryptocoryne, le Elodee, le Elocharis, le Vallisnerie e le Fontinalis.
Quelle a foglia larga rappresentano il gruppo più nutrito; fra loro ricordiamo le Schismatoglottis, le Nuphar, alcune del gruppo Cryprocoryne, le Anubias, le Echinodorus, le Hygrophile, le Hydrocotyle e le Cabombe.
Di quelle a foglia cosiddetta “trasparente” ricordiamo le Aponogeton, mentre tra i muschi le Vasicularie e le e la Chladoflor.

Le piante per i giardini acquatici


Osservando uno stagno si possono scorgere piante che vivono dentro l’acqua, altre che vivono sulla sua superficie e altre ancora che si ambientano ai margini della zona umida. Esistono poi piante, alberi o arbusti, adatti a vivere vicino alle zone umide e sono detti “da sponda”.
Ci sono anche piante galleggianti, caratterizzate da radici non ancorate ai fondali, ma fluttuanti, le cui foglie e fiori si adagiano sulla superficie dell’acqua; tra queste una delle più note è la Lemna (lenticchia d’acqua), facile da coltivare e prolifica forma fitti tappeti verdi e luminosi.
Una delle piante galleggianti più decorative è l’Eichornia Crassipes (giacinto d’acqua) che farà dono a lungo, nella bella stagione, dei suoi fiori lilla-celeste con una macchia gialla centrale.
Hanno invece le radici infisse nel limo dei fondali le più famose piante acquatiche come le Ninfee, i Fior di loto, i Nuphar, le Castagne e le Vaniglie d’acqua.
Le Ninfee sono le regine di tutti i giardini acquatici; particolarmente sono consigliabili ai neofiti quelle “rustiche”, derivate cioè dalla varietà “Alba”, unica spontanea in Italia, perché molto robusta e adattabile anche ai climi continentali.
Il Nelumbium speciosum (fior di loto) è di grande effetto sia per la forma sia per le dimensioni delle foglie e dei fiori, ma trova la sua sistemazione ideale in vasca da solo poiché molto invasivo.
Il Nuphar luteum (nanufaro) ha foglie simili alle ninfee e i fiori sono bottoni gialli che appaiono in piena estate.
Meno appariscenti sono la Trapa natans (castagna d’acqua) e la Aponogeton distachyus (vaniglia d’acqua), ma ugualmente apprezzabili per l’adattabilità e il buon effetto decorativo.
Sono dette piante palustri quelle che, vivendo in natura in zone paludose ossia con quantità d’acqua variabile secondo il clima e le stagioni, bene si adattano a essere coltivate ai bordi della vasca o del giardino acquatico. Qui verranno nominate solo le più famose e vistose, essendo nella realtà molto numerose.
Il Butomus umbellatus (giunco fiorito) è elegante e delicato e aggiunge una nota raffinata allo specchio d’acqua.
La Caltha palustris (farferugine) mostra in primavera fiori gialli e vigorosi che sembrano verniciati per la loro brillantezza.
Il Cyperus papirus (papiro), noto per la sua importanza storica, ben vive nei laghetti dove il tipico ciuffo di foglie a ombrello svetta con eleganza.
Ai bordi di uno specchio d’acqua non può mancare almeno una varietà di Iris acquatico; fra tutti è consigliato, perchè è semplice da coltivare, l’Iris pseudacorus che fiorisce in giallo, rustico ma generoso.