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Assotermica propone un’etichetta per valutare la performance energetica

Condividi Segnala a un amico 18 April 2017
La qualità dell’aria delle nostre città raggiunge livelli di pericolosità noti alle Istituzioni. Assotermica, l’associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, federata ad Anima, ha costituito un gruppo di lavoro impegnato nell’analisi delle cause inquinanti e nella proposta di nuove soluzioni.

I due fattori che contribuiscono alla crescita del cosiddetto smog sono riconducibili al settore del trasporti e a quello del riscaldamento. Con le dovute precisazioni.

Un’indagine di InnovHub ha studiato il contributo all’inquinamento delle caldaie in commercio. Esistono tecnologie più e meno “pulite”, ma ciò che impressiona è il numero di apparecchi installati sul territorio nazionale (circa 19 milioni di pezzi) in larga parte obsoleti e inefficienti. Generatori di calore a biomassa, a combustibili fossili di tipo tradizionale o a condensazione di ultima generazione presentano livelli di emissione molto diversi tra loro nell’ordine di grandezza.

La proposta di Assotermica riguarda i prodotti obsoleti che riscaldano le case italiane. Sull’esempio dell’etichettatura energetica, che indica il grado di efficienza energetica dei nuovi elettrodomestici, edifici e simili, l’associazione propone un’etichetta valutativa della performance energetica da applicare alle tecnologie già installate.

Una misura che è già stata messa in pratica da Germania, Regno Unito e da qualche settimana anche in Austria.
Non si tratterebbe di costi aggiuntivi, ma di un’azione collegata alla manutenzione ordinaria obbligatoria già prevista di cui la caldaia necessita.

Assotermica è pronta a fornire una documentazione che supporti il cittadino a decifrare il giudizio della classe di appartenenza del prodotto così da poter compiere la scelta giusta: investire in un nuovo acquisto, recuperabile in parte anche con le detrazioni, e nel tempo risparmiare in bolletta o valutare il mantenimento dell’esistente.

Sostituire gli apparecchi obsoleti con impianti nuovi e meno inquinanti sarebbe risolutivo fino a dimezzare del 56% le emissioni attuali e anticiperebbe l’aggiornamento delle direttive europee sui limiti inquinanti di questi apparecchi.