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Erba: vasi Made in Italy

Condividi Segnala a un amico 24 January 2014

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Le aziende italiane sono obbligate a investire nelle esportazioni, spesso non accompagnate da una strategia “paese” o da attività cooperative. Ne abbiamo parlato con Elena Erba, direttore export di Erba.
Di fronte alla crisi dei consumi e alla diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie in Italia, le aziende italiane non possono far altro che intensificare gli investimenti per incrementare le esportazioni. Fra l’altro la produzione Made in Italy di gardening ha molto da dire a livello europeo: basti ricordare che fino alla fine degli anni Novanta c’erano più di 300 espositori italiani a Spoga+Gafa di Colonia, su un totale di circa 1.100 imprese (i tedeschi, padroni di casa, erano circa 500). Naturalmente era l’epoca della pre-globalizzazione, precedente quindi all’invasione delle produzioni estremo orientali: ma ancora oggi il Made in Italy occupa un ruolo di rilievo in Europa. Tra i tanti settori di eccellenza del Made in Italy ci sono i vasi: un prodotto che nelle varie declinazioni (plastica, terracotta e rotazionale) vede impegnate moltissime imprese italiane, molte delle quali operano per gran par te del proprio fatturato con l’estero. Ne abbiamo parlato con Elena Erba, direttore export di Erba, noto produttore di vasi per coltivazione, con un’interessante offerta di vasi consumer, che ogni anno si arricchisce di novità.

“Il mercato europeo esige il grossista”

Mondo Pratico: Quanto è importante l'export per Erba e quali paesi?
Elena Erba: Certamente è un mercato impor tante e in espansione dal quale ci aspettiamo molto. Lavoriamo prevalentemente con il mercato europeo e in piccola percentuale anche con il mercato extra europeo (Sud Africa e Maroccco in particolar modo).

Mondo Pratico: Siete presenti direttamente o tramite grossista?
Elena Erba: Per lo più siamo rappresentati da grossisti. La maggior par te del mercato europeo lo “esige”.

Mondo Pratico: Ormai da una decina di anni, Erba propone ogni anno delle novità: quanto è importante l'innovazione nei mercati esteri? Elena Erba: Proporre nuovi prodotti e rinnovarsi, mantenere il cliente sempre attento alla linea di prodotto e fidelizzarlo: sono vie che permettono spesso di raggiungere nuovi clienti attirati dalla novità stessa.

Tra sostenibilità e cooperazione

Mondo Pratico: Parlare di "ecologia" quando si tratta di vasi in plastica non è semplice, inoltre Erba lavora molto con il canale professionale, cioè i produttori di piante. Ma i vostri vasi sono mono- materici, le materie prime sono riciclabili e tutti i vasi indicano il codice di riciclaggio, segno di un'attenzione dell'azienda verso queste tematiche. Quanto è importante la sostenibilità nei mercati internazionali?
Elena Erba: Attualmente nel nostro settore, cioè quello professionale, il vaso è considerato ancora un “imballo”: meno costa meglio è per il produttore di piante. Anche se chi è legato alla GDO o a grandi catene specializzate è subordinato alle loro scelte. Attualmente non sono ancora stati perfezionati vasi da coltivazione “green” o “bio” per grandi numeri.

Mondo Pratico: E per l’hobby?
Elena Erba: Per il settore hobby il vaso è considerato per tanti un complemento d’arredo, un oggetto che fa parte della quotidianità e la scelta oggi è improntata su variabili come la tonalità, l’originalità, il prezzo e i materiali. Anche nel nostro settore la richiesta di materiali “eco” si inizia a sentire, ma per il momento è ancora marginale, nonostante qualche azienda abbia già introdotto una mini serie dedicata.

Mondo Pratico: Una curiosità. Perchè le tante aziende Made in Italy del gardening non si alleano per cooperare nell'esportazione?
Elena Erba: Il motivo per il quale la cooperazione non esiste direi che è insito nell’italianità, nel pensare ognuno al proprio interesse, nella mancanza di fiducia reciproca e nella mancanza di direttive orientative a livello “Stato”. Pur troppo di esperienze di cooperazione o consorzi veramente riusciti in Italia ne possiamo contare veramente poche (qualche DOP o qualche associazione industriale). Inoltre forse nessuna azienda del nostro settore è interessata a “sminuire” il proprio marchio in favore di un più ampio “giardinaggio Made in Italy”. E il settore a livello macro non risulta essere così impor tante per le istituzioni stesse, anche se penso che il “multietnico” mondo del “giardinaggio” impieghi un numero molto alto di addetti.