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I 95 anni di Ullmann: come cambiare senza perdere la propria identità

15 June 2026
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In occasione dei suoi 95 anni, ULLMANN– azienda storica attiva dal 1931 nella distribuzione di strumenti professionali nei settori ferramenta ed edilizia – ha promosso un momento di confronto dedicato a uno dei temi più rilevanti per il sistema imprenditoriale contemporaneo: come cambiare senza perdere la propria identità.

L’appuntamento si è tenuto il 9 giugno presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, nel contesto della mostra EGO – Dal nastro adesivo ai grandi capolavori, personale dell’artista NO CURVES di cui ULLMANN è partner.

Arte, impresa e pratiche sociali si sono incontrate in un dialogo che nasce da un gesto semplice e radicale: il taglio. Non solo separazione, ma atto generativo capace di ridefinire forme, relazioni e direzioni.
 

ULLMANN e NO CURVES: dal gesto tecnico al gesto artistico

La collaborazione tra ULLMANN e NO CURVES nasce da un terreno comune: il valore del gesto.
Nel lavoro dell’artista come in quello del professionista, lo strumento non è un elemento neutro, ma una componente essenziale del risultato.
In cantiere come nello studio, la scelta dello strumento determina la qualità del gesto e, di conseguenza, del risultato finale.
In questo senso, strumenti di uso comune – come cutter, lame o marcatori – non svolgono solo una funzione tecnica, ma assumono un ruolo attivo all’interno del processo creativo.

Nel lavoro di NO CURVES, il taglio è un gesto preciso, controllato, definitivo. Le sue opere, costruite attraverso nastro adesivo e linee nette, esistono solo grazie alla qualità dello strumento che le rende possibili.
Allo stesso modo, per ULLMANN lo strumento è da sempre un’estensione dell’azione umana. La selezione dei prodotti non avviene in base alla notorietà del marchio, ma alla loro capacità di garantire precisione, affidabilità e controllo.

In entrambi i contesti, la tecnica – quando è consapevole – si trasforma in espressione. Che si tratti di realizzare un’opera o di eseguire un lavoro a regola d’arte, il principio è lo stesso: lo strumento giusto non serve solo a fare, ma a fare bene.
È su questo terreno che si costruisce la collaborazione: nel riconoscere allo strumento un ruolo che va oltre la funzione, entrando a far parte del processo creativo.

Trasformare l’impresa tra identità e conflitto

Al centro della giornata del 9 giugno, una tavola rotonda dal titolo “CUTTING NEW DIRECTIONS – Tagliare per costruire”, ha messo in dialogo prospettive diverse per affrontare un tema cruciale per le imprese di oggi: il cambiamento.

In Italia, oltre il 90% delle imprese è rappresentato da PMI e circa il 75% sono aziende familiari. Eppure, solo il 30% riesce a superare il passaggio dalla prima alla seconda generazione, e appena il 13% arriva alla terza.
Il tema del passaggio generazionale non è quindi solo organizzativo, ma profondamente identitario: riguarda la capacità di tenere insieme storia e trasformazione, continuità e rottura.

È in questo contesto che il taglio assume un significato nuovo: non come frattura, ma come scelta necessaria per evolvere.

Nel gesto del taglio – nell’arte, nell’impresa, nelle relazioni – si gioca questa possibilità. Un taglio può separare, ma può anche creare nuove connessioni.
Per ULLMANN, dopo 95 anni di storia, fare impresa significa anche questo: saper scegliere cosa mantenere e cosa trasformare, costruendo nuove direzioni senza perdere il proprio senso.

Un dialogo inedito: dall’arte alla mediazione del conflitto

A rendere unico l’incontro del 9 giugno è stata la natura dei suoi protagonisti:

  • Enrico Ullmann e Lucia Ullmann, imprenditori

  • NO CURVES, artista

  • Dominic Barter, esperto internazionale di risoluzione dei conflitti

Accanto alla voce dell’impresa e a quella dell’arte, ULLMANN ha portato nel dialogo una figura come Dominic Barter, da oltre venticinque anni impegnato nello sviluppo di pratiche di giustizia riparativa e mediazione in contesti complessi, dalle comunità marginalizzate alle istituzioni pubbliche.

Barter ha collaborato con il Ministero della Giustizia brasiliano allo sviluppo di programmi nazionali di giustizia riparativa, ha supervisionato programmi di mediazione nelle unità di polizia di Rio de Janeiro ed è stato presidente del Center for Nonviolent Communication, fondato da Marshall Rosenberg.
Il suo contributo introduce un punto di vista inusuale per il mondo dell’impresa: il conflitto non come problema da evitare, ma come spazio da attraversare e trasformare.

Allo stesso tempo, NO CURVES porta nel dialogo una riflessione che va oltre la dimensione artistica e l’uso degli strumenti.
La mostra EGO introduce infatti un’indagine diretta e contemporanea sul tema dell’identità.
Attraverso la rilettura dei grandi capolavori e l’uso del balaclava come maschera universale, l’artista mette in discussione il rapporto tra essere e apparire, tra identità autentica e costruzione dell’immagine.

La sua presenza apre quindi una domanda centrale: chi siamo davvero e, quanto di ciò che mostriamo, ci rappresenta?

Come racconta Enrico Ullmann “Con NO CURVES ci siamo riconosciuti subito: nel suo lavoro lo strumento non è mai neutro, è parte del gesto. È lo stesso approccio dei professionisti che scelgono i nostri prodotti. Ma c’è un secondo livello che per noi è altrettanto importante: la riflessione sull’identità. Nelle aziende familiari, cambiare significa spesso entrare in conflitto con ciò che si è stati.

La domanda allora è: come si cambia senza perdere ciò che si è costruito?

Per questo abbiamo voluto portare nel dialogo Dominic Barter. Il suo lavoro mostra che il conflitto non è qualcosa da evitare, ma un passaggio necessario per generare qualcosa di nuovo.
È lo stesso principio del taglio: un gesto netto che può sembrare una rottura, ma che in realtà apre nuove possibilità.”


Credits foto: Federico Laddaga