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Il garden center del futuro: verso il garden eco-consapevole

30 September 2007
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Senza dubbio, Al Gore è riuscito a trasmettere il suo messaggio. “Una verità scomoda” è stato uno dei film assolutamente da non perdere nel 2006 e i suoi Concerti per la Terra del luglio 2007 sono diventati un evento globale. Essere più gentili nel modo in cui trattiamo il pianeta è un messaggio che non si potrà dimenticare in futuro.
Ciò significa che probabilmente i consumatori cercheranno e premieranno i dettaglianti si dimostrano sensibili ai temi legati alla conservazione del pianeta.
I centri giardinaggio si trovano in un’ottima posizione per sfruttare questo trend, ma sarà necessario anche effettuare dei cambiamenti per soddisfare le opportunità che ciò potrà comportare.
I dettaglianti del settore del giardinaggio negli anni Ottanta e Novanta si sono diversificati, allontanandosi dalle piante e avvicinandosi agli articoli regalo, ai mobili da giardino e ad altri prodotti originali. Con la crescita del movimento a favore della riduzione delle emissioni di CO2 e della ricerca di fonti energetiche alternative, il consumatore inizierà a domandarsi dove potrà acquistare questi prodotti e dove raccogliere le necessarie informazioni.
La ribellione contro gli acquisti dalla Cina, che sta già prendendo piede negli Stati Uniti, si espanderà e i consumatori richiederanno sempre più prodotti “locali” e sempre meno quelli importati dal Medio Oriente.

Cambiare le categorie


All’interno del centro giardinaggio, mi aspetto una riduzione delle dimensioni dei reparti dedicati agli articoli regalo e alla cura del giardino, a favore delle categorie che aiutano a salvare l’ambiente; che aumenteranno sia nelle dimensioni che nella gamma di prodotti. Continueranno a espandersi le categorie che aiutano a conservare la flora e la fauna allo stato naturale e a rispettare l’ambiente.
In molti centri inglesi e statunitensi, il reparto per la cura degli uccelli selvatici è già un reparto molto importante. I centri giardinaggio si diversificheranno anche nelle gamme di prodotti, per permettere ai consumatori di essere alleati dell’ambiente anche nelle loro case. Non parliamo, dunque, soltanto di giardinaggio: negli scaffali dovranno trovare spazio i dispositivi per la conservazione dell’acqua e per il risparmio energetico. Il centro giardinaggio ha la concreta possibilità di diventare sia un centro ambientale sia un centro che promuove un certo stile di vita.

Dare il buon esempio


Volendo fare delle previsioni sul futuro, basandoci sulle esperienze pionieristiche dei mercati internazionali più avanzati, è lecito aspettarsi che il mondo del dettaglio sarà d’esempio per i consumatori e che i centri giardinaggio apriranno questa strada. Anche le aziende dovranno impegnarsi per risparmiare energia e acqua e per avere un minor impatto sull’ambiente. Così come i contenitori dei rifiuti e delle piante (i vasi) dovranno essere sempre più riciclabili.
Il Progetto Australiano di Accreditamento dei Centri di Giardinaggio Sostenibili rappresenta un esempio globale del tipo di modelli che ci aspetteranno in futuro.
Gli scettici dovrebbero rendersi conto che il consumatore è già cambiato. Le code di consumatori che si formano a New York alle sette del mattino per recuperare i sacchetti alla moda non dannosi per l’ambiente da Whole Foods costituiscono un esempio del modo in cui i consumatori stanno cambiando. Queste code erano più lunghe di quelle formatesi per il lancio del nuovo libro di Harry Potter.
Questa domanda dei consumatori significherà che i materiali che utilizzavamo fino a ieri nei centri giardinaggio cambieranno. La fodera degli stivali e il sacchetto in plastica saranno sostituiti da materiali biodegradabili. Se i premi assegnati nel corso della Ohio Florist Association nel luglio 2007 costituiscono un’indicazione, il vaso di plastica potrebbe essere sostituito da un contenitore biodegradabile realizzato con un materiale a base di paglia, che diventerà il contenitore del futuro.

I vantaggi di marketing sorridono agli indipendenti


Ho il sospetto che tutti i dettaglianti cercheranno di saltare sul treno in corsa e si spacceranno per attività “verdi”.
Ma è più probabile che il consumatore creda più a un punto vendita indipendente locale del quale si fidano che a una multinazionale o a una grande catena distributiva a livello nazionale. Le opportunità di marketing saranno appannaggio delle società che possono essere amiche dell’ambiente, come un dettagliante di quartiere.


Le green guerrillas di New York
Uno dei temi cari dei movimenti eco-sostenibili è la autoproduzione di ortaggi e frutti da consumare in famiglia, per ridurre i consumi di ortofrutta presso la grande distribuzione, che spesso sono ricchi di antiparassitari e richiedono grandi consumi di carburante per il trasporto.
In Gran Bretagna ci sono più di 1.200 orti urbani con la Federation of City Farms and Community Gardens e la Germania è ricca di “cinture verdi”. Anche in Italia diverse amministrazioni comunali stanno percorrendo questa strada in modo più serio rispetto al passato, assegnando pezzi di terra urbani non utilizzati che “aiutano a vivere” (parole del sindaco di Marano, paese impegnato a fare orti sui terreni confiscati alla camorra). Molte città si stanno muovendo in questa direzione, come Torino, Milano, Firenze, Roma, Palermo, Livorno e Pesaro, affiancate da ottimi esempi di Comuni più piccoli come Magenta, Cinisello, Alba, Collegno, Orbassano, Voghera, Cornaredo e Savignano.
Un movimento che - giustamente - tocca anche le scuole: l’Associazione Civiltà Contadina e l’Ecoistituto delle Tecnologie Appropriate hanno sviluppato un progetto per mettere in rete tutte le scuole che hanno un orto scolastico biologico e Slow Food sta promovendo un progetto dedicato agli orti scolastici chiamato Orto in condotta.
A questo proposito è interessante poi segnalare l’attività delle green guerrillas che operano a New York: occupano terreni comunali non utilizzati per realizzare orti e destinano parte del raccolto alle mense caritatevoli.