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L’ecosostenibilità ambientale al Chelsea Flower Show

Condividi Segnala a un amico 18 September 2008
Fra gli aspetti più rilevanti della recente edizione del Chelsea Flower Show spicca la grande attenzione rivolta al tema della salvaguardia ambientale.

In questi ultimi anni è notevolmente aumentato l’interesse da parte sia dei privati sia delle aziende sul tema della sostenibilità ambientale. Anche il Chelsea Flower Show, la famosa fiera londinese del giardinaggio, che si è svolta dal 20 al 24 maggio presso il Royal Hospital di Chelsea, ha dedicato molto spazio all’argomento, e non si è limitata a sensibilizzare i visitatori in merito al problema ma si è anche impegnata, nel concreto, per salvaguardare l’ambiente.

Gli shopper biodegradabili


In primo luogo la manifestazione ha utilizzato gli shopper biodegradabili e compostabili Ecosac realizzati in mater-bi. La Royal Horticultural Society (Rhs), l’ente organizzatore della manifestazione ha “dichiarato guerra” ai sacchetti di plastica, in favore di una soluzione amica dell’ambiente. Sono stati distribuiti, infatti, circa 350.000 sacchetti in mater-bi forniti da Ecosac. Il mater-bi è biodegradabile e compostabile naturalmente, contiene risorse rinnovabili di origine agricola, contribuisce a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, riduce il consumo di energia e di risorse non rinnovabili, e completa un circolo virtuoso: le materie prime di origine agricola tornano alla terra attraverso processi di biodegradazione o compostaggio senza il rilascio di sostanze inquinanti.
Questo progetto contribuisce in modo significativo a unire strettamente le esigenze dello sviluppo con quelle della sostenibilità, creando un sistema integrato tra chimica, agricoltura, industria e ambiente per uno sviluppo veramente sostenibile e a basso impatto ambientale.

Carbon footprint e plant miles


Il Chelsea Flower Show ha costituito anche la cornice ideale per trattare argomenti quali i cambiamenti climatici e le politiche ambientali attraverso una ricco calendario di seminari e incontri.
E non solo: la Rhs sta sostenendo importanti campagne in favore dell’ambiente, per la diffusione degli strumenti che possono salvaguardare il nostro pianeta, a partire dal ricorso al carbon footprint, ovvero la misura dell’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente in termini di quantità di gas a effetto serra prodotto, calcolato in unità di biossido di carbonio. Sono moltissimi, per esempio, gli articoli che, per essere prodotti e distribuiti, necessitano di petrolio; pensiamo, restando in ambito garden, ai vasi in plastica e in polietilene o ai fitofarmaci.
Ecco allora che la Rhs, nel corso del Chelsea Flower Show2008, ha controllato i materiali utilizzati dagli espositori e l’eventuale “spreco” dei materiali stessi, al fine di fare un’opera di sensibilizzazione sul tema del riciclaggio.
La Rhs è attiva anche sul fronte delle cosiddette plant miles: la limitata distanza percorsa dalla pianta per arrivare al cliente finale, con l’obiettivo di contenere le emissioni di Co2 e Pm10.
Perché sia basso il livello di plant miles la Rhs si sta adoperando perché vengano piantate anche in Inghilterra della specie non indigene, che ora possono crescere anche sull’isola a seguito del cambiamento climatico dovuto al riscaldamento del pianeta. Per fare un esempio, al giorno d’oggi nel sud dell’Inghilterra è possibile coltivare anche delle gamme di piante mediterranee grazie agli inverni più miti. Se è vero che i cambiamenti climatici consentono questa redistribuzione delle piante, è altrettanto vero che non è sempre positivo, perché la flora e la fauna ne possono risentire notevolmente.
Inoltre il fatto di poter coltivare nuove specie di piante nel Regno Unito può portare, in alcuni casi, a dei benefici, in altri a nuove malattie. Non è un caso che la Rhs vieti agli espositori del Chelsea Flower Show di presentare determinate specie di piante non indigene giudicate invasive. E non solo, vieta anche l’utilizzo di prodotti quali le pietre fossili e il legno pietrificato; il legno utilizzato in fiera, infatti, deve provenire rigorosamente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile, secondo rigidi standard ambientali.
Questo tipo di attività vanno a tutto vantaggio di produttori e giardinieri, cui vengono offerte nuove opportunità economiche.
Coltivatori, giardinieri e distributori hanno cioè l’occasione di promuovere piante e fiori coltivati localmente e contraddistinti da un basso livello sia di plant miles sia di carbon footprint, caratteristiche che vanno ad aumentare il livello qualitativo delle piante.
Aggiungiamo, inoltre, che in assenza di un’autorità che controlli e certifichi che determinati prodotti sono a basso impatto ambientale (qualcosa di simile al certificato ISO), l’uso improprio di questi fattori di qualità nelle promozioni dei produttori e dei rivenditori può sviluppare una maggiore competitività sul mercato locale. Per fare un esempio concreto, la catena di supermercati Marks & Spencers sta ricercando fiori recisi (sopratutto il lathyrus) coltivati in Gran Bretagna e, dunque, con un basso carbon footprint.

L’ecosostenibilità in fiera


La Rhs ha voluto che anche visitando i giardini esposti al Chelsea Flower Show il pubblico potesse cogliere il forte impegno profuso in difesa dell’ambiente.
Decisamente interessante, in questo senso, l’esposizione del giardino botanico nazionale di Kirstenbosch, coordinato dall’istituto nazionale sudafricano per la biodiversità (Sanbi), che ha voluto dare rilievo ai danni provocati dai mutamenti climatici.
Il giardino dimostrativo è stato diviso in due sezioni (una calda, l’altra fredda) per indicare come vari la distribuzione di certe piante in funzione del clima diverso. La presenza dell’Aloe Dichotoma, per esempio, è molto limitata nelle zone più calde e secche mentre sta aumentando nelle aree più fresche. Se anche le regioni più fresche si trasformassero (come probabilmente accadrà in futuro) in zone più aride e calde, questa specie sarà seriamente a rischio.
L’espositore Rothamstead Research ha invece presentato i raccolti di Salixe il Miscanthus, cui si devono le principali produzioni di biomassa del Regno Unito.
Non possiamo non segnalare, poi, il Daylesford Organic garden, che costituisce un ottimo esempio di giardino/orto, per produrre da sè gli ortaggi (a plant miles zero). Il giardino presenta una sezione di aiuole sollevate dal suolo e piantate con erbe, verdura e piante da frutta; il tetto del piccolo edificio del Daylesford Organic garden include un pannello solare mentre il giardino ha una vasca per raccogliere l’acqua piovana e un’area per il compost.
Fra gli espositori c’erano anche esponenti del Programma impatti climatici nel Regno Unito (Ukicp) dell’università di Oxford e di Writtle che hanno illustrato i possibili effetti sui giardini e sul giardinaggio causati dai cambiamenti climatici previsti nel medio/lungo termine.
Infine l’agenzia per la tutela della salute (Health Protection Agency), insieme al collegio reale dei patologi, ha preso in considerazione l’eventuale ritorno di malaria nel Regno Unito e ha presentato gli estratti delle piante che possono essere usati per combattere la malattia.