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Calzature da lavoro: sicurezza ma non solo

Condividi Segnala a un amico 15 November 2007
Antischiacciamento, antiscivolo, antiacido, antiolio, antistatiche: le calzature di sicurezza assolvono al proprio compito di salvaguardare l’integrità dei piedi dei lavoratori, in qualsiasi ambiente essi si trovino.
Quello dell’antinfortunistica, inteso nella sua complessità, è un comparto che negli ultimi tempi ha subito diversi cambiamenti, e in particolare è cresciuto (non solo dal punto di vista dei volumi di vendita) ed è maturato nel settore relativo alle calzature, non viste più solo come un semplice accessorio di sicurezza ma come un vero e proprio elemento di “fashion” da mostrare.
Proprio l’elemento più scontato, quello appunto della sicurezza, rischia però a volte di essere sottovalutato, e le ultime tragedie verificatesi di recente presso diversi cantieri edili del Paese hanno fatto scattare l’allarme sugli scarsi controlli in merito all’applicazione delle leggi a tutela dei lavoratori. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato che il Governo, mentre procederà l'iter del ddl sulla sicurezza nel lavoro, destini senza indugio i mezzi necessari al rafforzamento delle ispezioni e dei controlli.
In particolare sono necessari controlli più rigidi sui sub-appalti, che spesso tagliano sui costi laddove la spesa è rappresentata dalla sicurezza degli operai. Un fattore che dovrebbe davvero far riflettere è la crescente abitudine, da parte di alcuni cantieri edili di dubbia serietà, di effettuare due tipi diversi di ordinativi alle case produttrici, a seconda che l’impresa debba lavorare in Italia o all’estero: è evidente, dunque, che gli scarsi controlli da parte degli organi competenti favoriscono, e non poco, la diffusione di materiale economico e di scarsa qualità, che viene prontamente sostituito da quello “ufficiale”, allorquando l’impresa vinca un appalto per dei lavori da effettuare all’estero, dove invece i controlli sono decisamente più rigorosi ed efficaci.
I volumi stimati nel nostro Paese parlano di circa sei milioni di paia vendute in un anno, con un incremento annuo del 5%. Cifre importanti, che sottolineano l’importanza e la fertilità di un settore che continua a crescere e a regalare soddisfazioni a produttori e rivenditori.

Mercato: la parola alle aziende


Proprio le aziende produttrici sono particolarmente entusiaste del trend di mercato: secondo Aboutblu nell'imminente futuro ci sarà un’ulteriore accelerata, in quanto è aumentata la consapevolezza di lavorare sicuri, di proteggersi, e non solo per un obbligo di legge.
Dal punto di vista dell’estetica, fattore come detto sempre più importante, Ariete fa una previsione netta: “La tendenza per la prossima primavera-estate sarà una calzatura molto confortevole, suole molto flessibili, i colori non saranno audaci e il beige, il mattone e il nero saranno i più gettonati. Nei materiali c’è un ritorno alla pelle scamosciata, che per l’edilizia è sempre il prodotto che ha più resistenza ai tagli e all’abrasione; per i settori che “rispettano” di più la calzatura, i tessuti maggiormente utilizzati sono a nido d’ape, più traspiranti ma allo stesso tempo più delicati”.
Astra non limita l’analisi al mercato italiano, ma fa un parallelo con altri Paesi dell’Unione Europea leggermente avanti rispetto all’Italia: la crescente attività dello Stato nel controllo della sicurezza sui luoghi di lavoro, la concorrenza e la cultura del “lavorare in sicurezza”, di sicuro non potranno far altro che accelerare il trend di crescita, con la prospettiva di far raggiungere all’Italia i livelli già conseguiti dagli altri Paesi europei.
“La crescita del mercato è dovuta al fatto che sta aumentando la frequenza degli acquisti e l’attenzione di settori tradizionalmente meno presenti nell’antinfortunistica, quali ferramenta e utensileria. L’accelerazione è data dall’innovazione tecnologica - aggiunge Cofra - comfort ed estetica gradevole o accattivante rappresentano un buon incentivo a utilizzare le calzature per chi non le utilizza, e a cambiarle per chi le utilizza già”.
Il mercato della scarpa di sicurezza è, secondo Uvex, un mondo eterogeneo: un cluster comprende tutte le calzature economiche e prive di particolari caratteristiche tecniche, con una situazione abbastanza stabile; un diverso cluster raccoglie tutte le calzature dotate di particolari caratteristiche tecniche, a prezzo adeguato, per il quale l’azienda torinese nota un certo fermento e una crescente attenzione da parte della clientela.
Dlc fa invece un discorso che tocca da vicino la sensibilità di chi indossa questo tipo di calzature e che, in determinate occasioni fuori dall’orario di lavoro, ne farebbe volentieri a meno: “Dando per scontato che tali calzature debbano essere comode, sicure e leggere, le maggiori tendenze vanno verso calzature metal-free, ovvero con puntali di sicurezza e inserti antiperforazioni non metallici e con materiali traspiranti. Ciò affinché il lavoratore che deve recarsi in banca, in un ufficio postale, o in aeroporto, ovvero dove sono presenti metal detector, non sia costretto a mostrare, a volte anche con un pizzico di imbarazzo, le proprie calzature da lavoro.

Sicurezza, e poi?


Ma se la sicurezza è l’elemento fondamentale e imprescindibile di questo prodotto, cos’è che oggi fa la differenza e distingue la calzatura attuale da quella del passato?
Abbiamo provato a chiederlo ad alcune aziende del settore, e la maggior parte di esse concorda sull’importanza, ormai consolidata, del design, del comfort e, non da ultimo, del tanto ricercato rapporto qualità/prezzo.
“Fino a qualche anno fa le calzature safety erano pesanti ed esteticamente poco piacevoli” afferma Aboutblu “oggi l'utilizzatore finale utilizza invece una calzatura che deve indossare tutto il giorno, in condizioni climatiche molto diverse, e cerca dunque caratteristiche quali la leggerezza e il comfort; l’ideale è una calzatura con un fit comodo, traspirante, che permette di avere il piede asciutto e una suola morbida, che prevenga il mal di schiena attutendo microvibrazioni e compressioni”.
Sulla stessa falsariga è Cofra, settant’anni di esperienza nel settore: “Trattandosi di calzature per uso professionale, che si prevede siano indossate per molte ore di seguito e talvolta in ambienti lavorativi difficili, ciò che è più apprezzato è il comfort. L’innovazione e la ricerca sono in primo luogo finalizzate a garantire appunto il massimo comfort e prestazioni elevate”.
Per Cofra il comfort è un concetto ormai assunto e scontato, al pari della sicurezza e delle performance elevate. Mescole diverse della suola a seconda delle zone di appoggio del piede, in quelle maggiormente soggette all’abrasione o di sostegno dell’arco plantare, inserti in TPU nella zona del tallone per assorbire lo shock durante la camminata sono fra le proposte di Cofra per garantire comfort elevato; una continua ricerca di materiali innovativi ha portato a concepire, ad esempio, calzature particolarmente traspiranti adatte per la stagione più calda.
Mentre Base Protection punta sull’ampia calzata, uno dei requisiti più ricercati dall’utilizzatore unitamente a leggerezza, flessibilità e cushioning, Ariete suddivide i consumatori in due categorie: nella prima rientrano i clienti che sostituiscono la calzatura frequentemente, e quindi sono diretti verso una fascia economica, e nella seconda i clienti che investono maggiormente su qualità e comfort, effettuando acquisti più sporadici e più costosi.

Le normative di riferimento


I dispositivi di protezione individuale, e quindi anche le calzature di sicurezza, devono rispondere a specifiche normative europee (EN) per poter essere conformi al fattore di protezione ricercato. “Una prima e generica classificazione delle norme relative ai dispositivi di protezione individuale per i piedi - come ricorda Uvex - “prevede le seguenti disposizioni: la EN 345 per le calzature di sicurezza, la EN 346 per le calzature di protezione e la EN 347 per le calzature occupazionali”.
In particolare la EN ISO 20345:2004 è relativa alle calzature di sicurezza, con puntale di protezione delle dita contro un urto di 200J; la EN ISO 20347:2004 è relativa alle calzature da lavoro, senza puntale di protezione, utilizzate dove non vi è il rischio di schiacciamento delle dita del piede.
Sempre in materia di normative Ferritalia evidenzia le differenze tra i diversi componenti: per le tomaie si fa riferimento alla EN ISO 20344:2004, per i puntali e lamine vale la EN 12568, e per le calzature finite la EN ISO 20345:2004, che rispetto alla precedente EN 345 ha introdotto nuovi e severi parametri di comfort.
Sono numerose le aziende che investono costantemente nelle attività di ricerca e sviluppo e che attuano severi processi di controllo qualità durante le diverse fasi produttive: Jal Group, ad esempio, ha ottenuto la certificazione CSA, secondo le rigide normative canadesi CAN/CSA Z195-02, requisito indispensabile per approcciare il mercato nord-americano e per commercializzare nei mercati australiano e neozelandese.

Tomaia, fodera, sottopiede, suola: cosa conta di più?


Ciascun elemento che compone la calzatura da lavoro è studiato per garantire al lavoratore la protezione richiesta dalla norma e il massimo comfort possibile. È in questa direzione che si muovono le aziende che innovano, nel cercare cioè di coniugare sicurezza e comfort attraverso l’uso di tecnologie all’avanguardia.
Cofra, ad esempio, propone calzature sempre più evolute dal punto di vista tecnologico: tomaie rese altamente traspiranti, fodere resistenti all’abrasione, che assorbono l’umidità e ne favoriscono l’evaporazione; solette antibatteriche, soffici e confortevoli che prevedono inserti in gel sotto il tallone che assorbono l’impatto del piede con il suolo, prevenendo le possibili ripercussioni sulla colonna vertebrale o interamente in poliuretano, rivestite in feltro; suole sempre più leggere, con valori di antiscivolamento elevati e differenti mescole che garantiscono morbidezza nelle zone di appoggio del piede e maggiore rigidità nell’arco plantare per evitare distorsioni.
Secondo Aboutblu, per il comfort tutti e quattro gli elementi sono molto importanti: la tomaia deve essere fatta con materiali morbidi; la fodera deve avere soluzioni che permettano un veloce assorbimento e una rapida dispersione del sudore; il sottopiede assicura la leggerezza; la suola deve ammortizzare peso, compressioni, vibrazioni.
Oltre ai quattro classici elementi già citati, Plano sottolinea come per realizzare una calzatura di qualità non bisogna tralasciare alcun elemento, come i contrafforti, i passalacci e la lingua.
Tutti gli elementi costitutivi della scarpa, insomma, sono soggetti a una veloce evoluzione tecnica ed estetica, volta a migliorare comfort e protezione della calzatura da lavoro, accessorio sempre più fondamentale per chi esercita la propria attività in condizioni di precaria sicurezza.