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CBAM: il temporale che rischia di abbattersi sulla ferramenta

09 March 2026
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Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), regolamento UE che mira a tassare le emissioni di CO2 dei prodotti importati da Paesi extra-UE, oggi è una minaccia per la catena distributiva della ferramenta perché vive ancora di poca chiarezza e di tanta incertezza. Abbiamo provato a capirci di più grazie al prezioso supporto di Corrado Savio, consulente CBAM di Machieraldo (grossista del Comitato Tecnico di Assofermet), che ha risposto alle nostre domande.

Di fronte all'ennesimo acronimo europeo, molti operatori del settore ferramenta hanno inizialmente alzato le spalle, sperando si trattasse della solita parentesi burocratica destinata a sgonfiarsi. Ma il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) non è una nuvola passeggera: è un temporale che rischia di abbattersi su tutta la filiera della ferramenta.

Il meccanismo, che mira a tassare le emissioni di CO2 dei prodotti importati da paesi extra-UE, potrebbe trasformarsi in un costo insostenibile per i grossisti italiani e per tutte le aziende che importano, anche in minima parte. Per fare chiarezza sul CBAM e capire come muoversi, abbiamo interpellato Corrado Savio, consulente CBAM di Machieraldo (grossista del Comitato Tecnico di Assofermet), l’associazione che più di ogni altra sta lottando a Bruxelles per tutelare la distribuzione italiana.
 
MondoPratico: Corrado, partiamo dal quotidiano. Perché un grossista di ferramenta oggi dovrebbe preoccuparsi del CBAM?
Corrado Savio: Perché è una vera "spada di Damocle". Fino a ieri il CBAM era un tema da produttori di acciaio grezzo; oggi entra a gamba tesa nei magazzini di chi vende viti, bulloni, articoli in alluminio e non solo.
Assofermet è stata la prima a lanciare l'allarme: inizialmente i grossisti non sapevano nemmeno cosa fosse. Eppure, se importi direttamente dalla Cina, dall'India o dalla Turchia, o qualsiasi altro paese extra UE, ora sei tu il responsabile. Non è solo burocrazia: dal 2027 si trasformerà in una tassa vera e propria che cambierà i prezzi di listino.
 
MondoPratico: Molti piccoli importatori temono di essere schiacciati. Esiste una soglia di tolleranza?
Corrado Savio: Sì, ed è un risultato che abbiamo ottenuto proprio grazie alla pressione di Assofermet a livello europeo. Abbiamo fatto inserire una soglia minima di 50 tonnellate annue. Se rimani sotto questo limite, sei esente dalla dichiarazione e dal pagamento.
Ma attenzione: un grossista strutturato supera questa cifra con pochissimi container. Per i "grandi", la soglia è un paracadute troppo piccolo.
 
MondoPratico: C’è una strana confusione sui prodotti. Perché una barra filettata è soggetta a tassa e una rete metallica no?
Corrado Savio: È uno dei paradossi di questa normativa basata sui codici doganali. La barra filettata rientra nel CBAM, la rete per recinzioni no, anche se sono entrambe fatte di ferro. Questo crea distorsioni incredibili: il produttore europeo di reti, che compra il filo (soggetto a CBAM) da fuori, è penalizzato rispetto a chi importa la rete finita dalla Cina.
È un sistema che, paradossalmente, rischia di danneggiare sia chi importa che chi produce in Europa e alla fine penalizza soprattutto il consumatore finale.
 
MondoPratico: Hai parlato di un rischio "costo X5" per chi non è in regola. Cosa intendi?
Corrado Savio: Qui sta il cuore del problema economico. L’Europa dice: "Devi comprare da fornitori certificati". Se il tuo fornitore extra-UE è trasparente e certifica la sua CO2, pagherai una tariffa standard. Ma se il fornitore non è certificato – e oggi molti non sanno nemmeno come fare, perché gli enti certificatori non sono ancora abilitati – l'importatore dovrà usare dei "valori predefiniti" dall'UE.
Questi valori sono penalizzanti: nel peggiore dei casi, rischi di pagare una tassa cinque volte superiore a quella che pagheresti con un fornitore in regola.
 
MondoPratico: Ma il mercato europeo può assorbire questi aumenti? Esistono alternative locali?
Corrado Savio: Per molti prodotti, la risposta è no. Prendiamo le barre filettate: i produttori italiani praticamente non esistono più.
Il CBAM nasce con l'idea di ridurre le emissioni globali, ma si traduce in un costo aggiuntivo su merci che dobbiamo per forza importare.
Alla fine della catena c'è il consumatore: se i costi aumentano anche solo dell'1% o 2% a ogni passaggio, il potere d'acquisto cala e le vendite si contraggono. Il settore non ne aveva certo bisogno.
 
MondoPratico: In questo clima di incertezza, qual è il ruolo di un’associazione come Assofermet?
Corrado Savio: Fare massa critica, perché da soli non si va da nessuna parte. Grazie ad Assofermet sediamo ai tavoli europei e abbiamo ottenuto le soglie di esenzione.
Ma serve una "chiamata alle armi": se più grossisti e distributori italiani aderissero, avremmo un peso politico ancora maggiore. Più siamo, più la nostra voce arriva forte a Bruxelles per chiedere proroghe o correzioni a una norma che, così com'è, è un salto nel buio.
 
MondoPratico: Cosa dobbiamo aspettarci per il 2027?
Corrado Savio: L'incertezza è il vero nemico attuale. Speriamo in una proroga, visto che mancano ancora dati definitivi e i certificatori non sono pronti.
Al momento navighiamo a vista, ma una cosa è certa: chi oggi non inizia a mappare i propri fornitori e i propri volumi doganali, domani si troverà impreparato davanti a un conto molto salato.