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Terricci: la legge entro fine anno
Per la prossima stagione avremo una normativa e una definizione chiara dei terricci o, meglio, dei substrati di coltivazione. Ne abbiamo parlato con Dario Orfeo di Aipsa, l’Associazione che ha il merito di aver raggiunto questo risultato.
Entro la fine dell’anno verrà colmato il vuoto legislativo in materia di terricci. Non si tratta di un modo di dire: l’allegato 4 al decreto legislativo 217/2006 “Revisione della disciplina in materia di fertilizzanti” era davvero una pagina bianca e di terricci (o, meglio, di “substrati di coltivazione”) si parlava solo nel titolo. I terricci cesseranno perciò di essere commercializzati come “ammendanti”, dichiarando per legge parametri poco utili per il loro impiego che, in certi casi, hanno legalizzato scappatoie a svantaggio del consumatore. Il risultato è anche frutto dell’impegno dell’Associazione Italiana Produttori Substrati di Coltivazione e Ammendanti (Aipsa), costituita proprio per fare chiarezza all’interno di un mercato che potrà tutelare la qualità del prodotto solo definendo la tracciabilità della filiera e le caratteristiche in relazione all’impiego.
“Le nostre richieste di modifiche risalgono al maggio dell’anno scorso - segnala Daria Orfeo, segretario di Aipsa -. Nel febbraio di quest’anno l’istanza è stata recepita, con alcune modifiche, ed è iniziato l’iter sia su scala nazionale sia in ambito comunitario che, come anticipato, dovrebbe giungere a compimento entro l’anno”.
Qual è la novità? “Vengono descritti i primi due substrati di coltivazione - risponde Daria Orfeo -. Il substrato di coltivazione base e il substrato di coltivazione misto. Finalmente questi materiali potranno essere commercializzati con tale dicitura riportando in etichetta parametri più appropriati nel descriverne le caratteristiche tecniche/agronomiche. Gli utilizzatori avranno chiaramente definiti pH, conducibilità, porosità totale, densità apparente, volume commerciale e anche le componenti (i metodi di analisi per i substrati saranno le metodiche EN)”. Inoltre a garanzia del consumatore vi saranno anche tutti gli elementi di conformità richiesti dal decreto legislativo 217/2006, e in particolare la registrazione delle operazioni per la tracciabilità, dalla materia prima al prodotto finito. In tema di composizione, è obbligatorio indicare in ordine decrescente per volume tutti i componenti presenti per almeno il 5% del totale; vanno inoltre indicati eventuali concimi aggiunti anche se si trovano sotto tale soglia, specificando se si tratta di concime minerale semplice, composto organo/minerale, ecc.
L’allegato 4 prevede inoltre la possibilità di indicare l’uso del substrato (per esempio semina, rinvaso, taleaggio, ecc.), e le specie vegetali coltivabili; se è destinato alle acidofile dovrà avere un pH compreso tra 3,5 e 5. Per le aziende che fanno capo ad Aipsa il futuro si prospetta dunque più sereno. Sarà, infatti, più difficile rifilare un “pacco” (di robaccia) ai consumatori, anche se di pacco a poco prezzo si tratta. E stabilire delle regole dovrebbe anche riequilibrare la concorrenza nei confronti dei prodotti d’importazione, per i quali varranno le identiche regole di tracciabilità: tutti dovranno dichiarare da quali materie prime partano, per giustificare la composizione del prodotto che finisce nel sacco. A proposito di ingredienti, l’allegato 4 ne elenca parecchi, lasciando alle aziende la possibilità di mescolarli in dosi e quantità a scelta.
Non ci sarà il rischio, data la presenza in elenco di “ammendante compostato verde” e “ammendante compostato misto”, che in commercio finiscano anche terricci troppo “rifiutosi”, perché derivati dal compostaggio di rifiuti urbani o similari? “Non credo - risponde Daria Orfeo - Tra i criteri di valutazione cui un prodotto deve sottostare ci sono anche quelli relativi alla conducibilità elettrica e un prodotto con una presenza eccessiva di compostato non soddisferebbe questo requisito”. Il problema, a questo punto, sarà quello dei controlli, che andranno eseguiti: ma di sicuro Aipsa saprà essere di stimolo anche su questo fronte. Alle opportunità offerte al mercato dei substrati dalle nuova normativa sarà dedicata una giornata di studio in programma il 13 settembre a Padova (Flormart-Miflor - Padovafiere, padiglione 7, sala 7/b, ore 9-14 - per informazioni segreteria@assosubstrati.it). La prima parte è mirata sul quadro normativo italiano e comunitario, con accenni alle dimensioni del mercato e alle prospettive di innovazione in Italia. La seconda parte sarà incentrata su aspetti tecnici, con interventi sui “Requisiti minimi e parametri aggiuntivi per il controllo e la valorizzazione dei substrati”, il “Ruolo dei componenti nella definizione delle proprietà dei substrati”, le “Tecniche e materiali per la concimazione dei substrati”, i “Parametri di qualità per gli ammendanti compostati utilizzati nei substrati di coltivazione” e la “Realizzazione di una rete di laboratori per l’analisi dei substrati di coltivazione”. Verrà, inoltre, presentato l’impiego dei substrati nel settore florovivaistico, utilizzando come caso studio l’esempio di Albenga.
Entro la fine dell’anno verrà colmato il vuoto legislativo in materia di terricci. Non si tratta di un modo di dire: l’allegato 4 al decreto legislativo 217/2006 “Revisione della disciplina in materia di fertilizzanti” era davvero una pagina bianca e di terricci (o, meglio, di “substrati di coltivazione”) si parlava solo nel titolo. I terricci cesseranno perciò di essere commercializzati come “ammendanti”, dichiarando per legge parametri poco utili per il loro impiego che, in certi casi, hanno legalizzato scappatoie a svantaggio del consumatore. Il risultato è anche frutto dell’impegno dell’Associazione Italiana Produttori Substrati di Coltivazione e Ammendanti (Aipsa), costituita proprio per fare chiarezza all’interno di un mercato che potrà tutelare la qualità del prodotto solo definendo la tracciabilità della filiera e le caratteristiche in relazione all’impiego.
“Le nostre richieste di modifiche risalgono al maggio dell’anno scorso - segnala Daria Orfeo, segretario di Aipsa -. Nel febbraio di quest’anno l’istanza è stata recepita, con alcune modifiche, ed è iniziato l’iter sia su scala nazionale sia in ambito comunitario che, come anticipato, dovrebbe giungere a compimento entro l’anno”.
Qual è la novità? “Vengono descritti i primi due substrati di coltivazione - risponde Daria Orfeo -. Il substrato di coltivazione base e il substrato di coltivazione misto. Finalmente questi materiali potranno essere commercializzati con tale dicitura riportando in etichetta parametri più appropriati nel descriverne le caratteristiche tecniche/agronomiche. Gli utilizzatori avranno chiaramente definiti pH, conducibilità, porosità totale, densità apparente, volume commerciale e anche le componenti (i metodi di analisi per i substrati saranno le metodiche EN)”. Inoltre a garanzia del consumatore vi saranno anche tutti gli elementi di conformità richiesti dal decreto legislativo 217/2006, e in particolare la registrazione delle operazioni per la tracciabilità, dalla materia prima al prodotto finito. In tema di composizione, è obbligatorio indicare in ordine decrescente per volume tutti i componenti presenti per almeno il 5% del totale; vanno inoltre indicati eventuali concimi aggiunti anche se si trovano sotto tale soglia, specificando se si tratta di concime minerale semplice, composto organo/minerale, ecc.
L’allegato 4 prevede inoltre la possibilità di indicare l’uso del substrato (per esempio semina, rinvaso, taleaggio, ecc.), e le specie vegetali coltivabili; se è destinato alle acidofile dovrà avere un pH compreso tra 3,5 e 5. Per le aziende che fanno capo ad Aipsa il futuro si prospetta dunque più sereno. Sarà, infatti, più difficile rifilare un “pacco” (di robaccia) ai consumatori, anche se di pacco a poco prezzo si tratta. E stabilire delle regole dovrebbe anche riequilibrare la concorrenza nei confronti dei prodotti d’importazione, per i quali varranno le identiche regole di tracciabilità: tutti dovranno dichiarare da quali materie prime partano, per giustificare la composizione del prodotto che finisce nel sacco. A proposito di ingredienti, l’allegato 4 ne elenca parecchi, lasciando alle aziende la possibilità di mescolarli in dosi e quantità a scelta.
Non ci sarà il rischio, data la presenza in elenco di “ammendante compostato verde” e “ammendante compostato misto”, che in commercio finiscano anche terricci troppo “rifiutosi”, perché derivati dal compostaggio di rifiuti urbani o similari? “Non credo - risponde Daria Orfeo - Tra i criteri di valutazione cui un prodotto deve sottostare ci sono anche quelli relativi alla conducibilità elettrica e un prodotto con una presenza eccessiva di compostato non soddisferebbe questo requisito”. Il problema, a questo punto, sarà quello dei controlli, che andranno eseguiti: ma di sicuro Aipsa saprà essere di stimolo anche su questo fronte. Alle opportunità offerte al mercato dei substrati dalle nuova normativa sarà dedicata una giornata di studio in programma il 13 settembre a Padova (Flormart-Miflor - Padovafiere, padiglione 7, sala 7/b, ore 9-14 - per informazioni segreteria@assosubstrati.it). La prima parte è mirata sul quadro normativo italiano e comunitario, con accenni alle dimensioni del mercato e alle prospettive di innovazione in Italia. La seconda parte sarà incentrata su aspetti tecnici, con interventi sui “Requisiti minimi e parametri aggiuntivi per il controllo e la valorizzazione dei substrati”, il “Ruolo dei componenti nella definizione delle proprietà dei substrati”, le “Tecniche e materiali per la concimazione dei substrati”, i “Parametri di qualità per gli ammendanti compostati utilizzati nei substrati di coltivazione” e la “Realizzazione di una rete di laboratori per l’analisi dei substrati di coltivazione”. Verrà, inoltre, presentato l’impiego dei substrati nel settore florovivaistico, utilizzando come caso studio l’esempio di Albenga.
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