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Dazi, flussi commerciali e geopolitica: Assofermet fa il punto sul mercato

06 October 2026
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Un importante confronto sulle trasformazioni che stanno ridisegnando gli equilibri economici e geopolitici internazionali, sulle sfide che ne derivano e sulle opportunità che si aprono per le imprese.
Il Convegno Assofermet 2026 (svoltosi a Roma il 2 ottobre scorso) ha affrontato le principali questioni che interessano le filiere rappresentate dall’Associazione, attraverso il contributo di rappresentanti del mondo istituzionale, economico e imprenditoriale.
“Ci ritroviamo in un mondo che patisce: da Hormuz al peso regolatorio sull'import di acciaio, applicato dal 1° luglio, fino al CBAM che è entrato nella sua fase finale ed economicamente importante" ha esordito Cinzia Vezzosi, Presidente di Assofermet, che ha evidenziato quanto queste condizioni stiano impattando fortemente sull’andamento delle imprese. È proprio da qui che nasce la scelta del titolo del Convegno "Mercati a rischio e potenzialità delle imprese".
Tuttavia, aggiunge la Presidente, “non vogliamo concentrarci solo sui problemi ma partire da essi: guardarli, affrontarli per le loro complessità e provare a spingere lo sguardo altrove”.
Il Convegno si è aperto ufficialmente con i saluti di Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio, che ha evidenziato come Assofermet e Confcommercio “stiano percorrendo insieme una nuova via di crescita” e quanto, in un momento così complesso, “i Corpi Intermedi debbano essere costruttori di fiducia e tessitori di reti per tenere insieme la Comunità”.

Il confronto è poi entrato nel vivo con due tavole rotonde, moderate da Sissi Bellomo, Commodity and Energy Markets Editor de Il Sole 24 Ore.

La prima tavola rotonda “Dazi, geopolitica e regole europee disegnano le nuove mappe del commercio” ha visto il confronto tra Natalino Loffredo, Consigliere Ministeriale per la Politica Commerciale Internazionale (MAECI); Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca - ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e Alessandro Panaro - Head Maritime & Energy Dept. - SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno).
«Con gli Stati Uniti è stata portata l’arma del dazio al suo massimo esempio». Partendo da questa considerazione, Natalino Loffredo ha evidenziato come la nuova politica tariffaria americana abbia avuto un impatto più profondo rispetto al passato, spingendo l’Europa a scegliere il negoziato per evitare un’ulteriore escalation e arrivare a un’intesa «asimmetrica». Uno scenario che, secondo Loffredo, difficilmente potrà essere riportato allo status quo ante anche in caso di un cambio di amministrazione. Da qui la necessità di diversificare mercati di sbocco e fonti di approvvigionamento, rafforzando i rapporti con partner alternativie l’accesso a terre  rare e materiali critici.
Antonio Villafranca ha analizzato il progressivo deterioramento del contesto internazionale, in corso da 15-20 anni, con particolare riferimento al passaggio da un sistema fondato sulla liberalizzazione degli scambi a uno sempre più caratterizzato dall’esercizio del potere e dalla coercizione economica. Sul fronte commerciale, ha richiamato la necessità di diversificare attraverso nuovi accordi, mentre sul rapporto con la Cina ha evidenziato come il surplus commerciale, pari a 365 miliardi di euro nel 2025, richieda un meccanismo di riequilibrio concordato. La crescente instabilità geopolitica rende inoltre strategica la costruzione di rotte e
infrastrutture alternative, ma «la ridondanza ha un costo», con maggiori
complessità e costi per l’approvvigionamento di alcune materie prime.
Alessandro Panaro ha approfondito il tema della logistica e delle rotte commerciali, evidenziando come il costo della geopolitica rappresenti ormai una nuova voce di bilancio per le imprese: «le merci continuano a trovare la propria strada, ma attraverso rotte più lunghe e costose».
In questo scenario, secondo Panaro, l’efficienza logistica sarà uno dei parametri decisivi per il futuro, anche attraverso la digitalizzazione, la sostenibilità e investimenti di lungo periodo nelle infrastrutture.
Un ruolo crescente è inoltre destinato alla diversificazione delle rotte mediterranee, anche alla luce degli investimenti cinesi nei principali porti dell’area.

A seguire la seconda tavola rotonda, “L’energia delle imprese nella complessità delle sfide globali”, che ha portato al centro del confronto la capacità delle imprese di reagire ai cambiamenti, trasformare la complessità in nuove opportunità e continuare a guardare al futuro con spirito di iniziativa. A discuterne Marco Gay, CEO di ZEST Spa e Presidente di Unione Industriali Torino; Riccardo Gabrielli, Sales & Area Manager – Divisione Heavy Plates di GABRIELLI Spa e Andrea Di Sotto, Socio di Sodemi Srl e AluGlobalBro Srl.
«Oggi è necessario iniziare a investire, perché ogni rivoluzione tecnologica e industriale porta con sé un forte impatto, ma anche nuove opportunità», ha sottolineato Marco Gay.
Le crisi geopolitiche accrescono le criticità che l’industria europea affronta già da tempo, dal costo dell’energia alla logistica, fino alla complessità normativa. Di fronte a questi scenari, Gay ha evidenziato la necessità di superare una gestione di breve periodo del rischio e adottare una prospettiva strategica, puntando sull’innovazione e sulla collaborazione tra imprese, università, politecnici e startup. In questo quadro, «l’intelligenza artificiale diventa una risorsa straordinaria per ottimizzare i processi, aumentare il valore aggiunto e rafforzare la competitività delle imprese».
Riccardo Gabrielli ha portato nel confronto la prospettiva degli operatori siderurgici di fronte all’incertezza normativa e alle difficoltà di approvvigionamento, con particolare attenzione agli effetti di CBAM ed ETS e al diverso livello di competitività tra produttori europei ed extra-Ue. «Non mi sento di fare previsioni», ha sottolineato, evidenziando però come nei prossimi mesi possa emergere «una carenza di alcuni
prodotti, in particolare quelli zincati». Gabrielli ha inoltre richiamato l’impatto della crisi produttiva dell’ex Ilva sulle importazioni italiane e la necessità di consolidare i rapporti con i fornitori europei, senza escludere una diversificazione verso Corea, Giappone e India, una volta chiarito l’impatto del CBAM sulle singole acciaierie.
Dal mondo dell’acciaio si è poi passati a quello dell’alluminio con l’esperienza maturata da Andrea Di Sotto, che ha approfondito le criticità legate a CBAM, costi energetici e instabilità geopolitica.
«Rivoluzionare la supply chain è complicato», ha osservato, richiamando la difficoltà di sostituire le forniture da Cina e Russia e la crescente centralità dell’India. La crisi di Hormuz ha inoltre «stravolto il mercato dell’alluminio», mentre il CBAM, definito «un dazio nascosto», aggiunge complessità e costi a imprese già caratterizzate da margini
ridotti. «La ricerca di partner europei rappresenta oggi una strada per semplificare gli approvvigionamenti e contenere i rischi», ha concluso Di Sotto.

A chiudere i lavori, l’intervento di Matteo Tonoli, Ingegnere e Sociologo, Consulente per il pensiero trasformativo, che ha offerto una riflessione sul rapporto con il futuro e sulla necessità di trasformare la paura dell’incertezza in una capacità di guardare oltre. «Il futuro è una promessa e non una minaccia», ha sottolineato Tonoli, richiamando l’importanza di recuperare attenzione e tempo per comprendere i cambiamenti, dare loro un senso e trovare la direzione per affrontarli.
«La nostra natura è quella di spostare un po’ più in là la paura»: un invito a non cedere alla rassegnazione e ad abitare quello spazio di riflessione necessario per poter immaginare e costruire ciò che verrà.

I diversi contributi hanno restituito un messaggio comune: anche in un contesto segnato da incertezza e trasformazioni profonde, le imprese possono essere protagoniste del cambiamento, facendo leva sulla capacità di innovare, adattarsi e individuare nuove opportunità. È questa l’“energia” delle imprese: la spinta a non subire le trasformazioni in corso, ma ad affrontarle con iniziativa, competenze e capacità di guardare oltre.
Per Assofermet, il Convegno 2026 ha rappresentato un’occasione per riportare al centro del dibattito la voce delle imprese che operano lungo le filiere, mettendo in evidenza la necessità di un dialogo costante tra mondo imprenditoriale, istituzioni e stakeholder. Un impegno che l’Associazione rinnova per continuare a essere parte attiva del confronto sul futuro delle filiere.